Doni-Panucci. Un approfondimento sul litigio di Udine

Dopo il litigio tra Doni e Panucci c'è chi ha preso le difese del portiere e chi del difensore, pur non riuscendo esattamente a capire se Doni avesse avvisato Panucci della presenza di Di Natale e cosa si fossero detti dopo. Ora cerchiamo di fare quanta più chiarezza possibile sul durante e anche sul dopo.

Innanzitutto, la scintilla che ha causato il diverbio, quasi diventata una vera è propria rissa, pare essere una diversa interpretazione della "chiamata" di Doni al momento del cross, perciò il numero 32 della Roma qualcosa a Panucci l'ha detta (viene meno l'accusa di non aver detto avvisato il compagno). Doni ritiene di aver detto "uomo", mentre Panucci dice di aver udito "lascia". Dopo le insistenze del terzino, l'estremo difensore avrebbe perso le staffe e da qui ha inizio la diatriba. A fine partita, abbiamo poi visto Panucci invitare Doni a seguirlo con i compagni sotto i tifosi giallorossi, cosa che il brasiliano non ha voluto fare, lasciando quindi in sospeso l'evolversi del litigio, conclusosi poi nello spogliatoio in un nuovo tentativo di arrivare alle mani, ancora una volta evitato dai compagni. 

Spalletti ha invitato i due a chiarirsi davanti ai compagni nel corso dell'allenamento di ieri. Non ci sarebbe stato altro che una tregua. Sicuro l'arrivo di una multa, anche se non si sa ancora quale sarà l'entità.

A questo punto pare davvero difficile capire di chi è la colpa e di chi la ragione. Panucci non è uno che si tira indietro ed è conosciuto per il suo carattere "forte". Doni, quando ancora giocava in Brasile, ha scontato una squalifica di 40 giorni per aver partecipato ad una rissa durante un incontro. E' pur vero che ora sappiamo che Doni ha chiamato qualcosa al compagno, ma resta da capire se lo ha avvisato dell'uomo o di lasciar uscire la palla. Credo che a questo punto non lo sapremo mai.

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