Buffon parla della sua vita, tra sbagli, ammissioni e serenità ritrovata

Sull'edizione odierna de Il Giornale è stata pubblicata un'intervista a Gigi Buffon, realizzata da Giancarlo Perna, esperto giornalista, famoso per le sue interviste 'anomale'. Il portiere bianconero non si è sottratto alle sue domande e n'è uscita fuori un'intervista molto particolare. A seguire, ne riprendo alcune parti davvero interessanti, a partire dalla descrizione che ne fa Perna durante la conferenza stampa ufficiale: "Gigi non dà confidenza, né la prende. Anziché un giovanottone di 30 anni, sembra più maturo di un cinquantenne maturo. Un ruolo importante gioca anche il suo aspetto. Barba di due giorni, basette lunghe fino ai lobi, sopracciglia ad arco che danno gravità al viso". Poi via con le domande:

Il portiere è l’unico che usi le mani. In che altro si distingue dai compagni: "Può sembrare più estroverso e pazzarello. È solo più sensibile e solitario. Fa un po’ di scena per farsi compagnia mentre gli altri giocano. Un modo per distinguersi e attirare l’attenzione quando gli occhi di tutti sono sul resto della squadra".

Da tre mesi, non gioca. Frustrato o tanto guadagna lo stesso: "Guadagno da quando ho diciassette anni. È un dato acquisito. Non è più uno stimolo, né una particolare gioia. Fa parte di te. Rimane la passione per quello che fai".

Nel fondo, però, è un sentimentale. È rimasto con la Juventus anche in B, diversamente da Cannavaro: "Sono una persona corretta che dà priorità al sentimento. Preferisco prenderla in tasca io che metterla in tasca agli altri. Ma se mi fanno un torto, non do una seconda possibilità. Penso anche che nella mia posizione si debbano dare esempi belli e importanti".

Cassano ha avuto 700 donne: "Non mi sono mai fatto mancare niente. Ma se da scapolo non ho messo in piazza la mia vita, figurati se lo faccio ora".

Nel libro ha confessato di essersi comprato il diploma: "Mi mancava un anno per finire ragioneria. E così...".

Si è mai drogato: "A parte gli spinelli in collegio, mai preso stupefacenti. Vengo da una famiglia sportiva e certi valori sono importanti. Un problema di autostima".

È considerato di destra: "Tra destra e sinistra, preferisco la destra. È innegabile".

L’hanno accusata di antisemitismo perché da ragazzo nel Parma indossò la maglia numero 88, due volte l’ottava lettera dell’alfabeto, HH. Simbolo nazista per Heil Hitler. Chiese scusa e la cambiò con un 77: "Mai stato antisemita. Ignoravo il simbolo. Fu il Parma a impormi il cambio. Obbedii per debolezza. Oggi, a 30 anni, terrei la maglietta".

Tra i suoi colleghi chi ammira di più: "Gattuso. È genuino e altruista. Splendido".

Che si aspetta dal 2009: "Nulla. Il futuro si crea. Devo impegnarmi per fare qualcosa di importante".

Il testo completo dell'intervista è leggibile qui

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