Piccola storia sulle lontane origini di Portierecalcio.it (vista da Francesco)

Era già qualche tempo che pensavo di scrivere un pezzo che raccontasse di più sulle origini e i fatti che hanno portato me (Francesco) e mio fratello (Gaspare) ad avviare Portierecalcio.it. Nonostante il poco tempo disponibile, causa (fortuna) lavoro, ho raccolto quello che la memoria ha trattenuto in tutti questi anni, cercando di ricostruire parzialmente il percorso che ha portato dall'infanzia ad oggi.

Tutto ha avuto inizio negli ormai lontani anni 80, quando il calcio, soprattutto al Sud, era fatto di campi improvvisati di cemento o asfalto, chiusi all'interno di cortili o addirittura in mezzo alla strada, spesso costretti (noi o gli automobilisti?) a fermarsi in attesa che la zona fosse nuovamente libera. Non parliamo delle porte, fatte con giubbotti, zaini o pietre (i pali ce li dovevamo immaginare, spesso più larghi o stretti a seconda se si attaccasse o difendesse). Insomma, non aspettatevi un racconto fatto di squadre organizzate, perché era un 'lusso' riservato a pochi e le scuole calcio erano praticamente inesistenti.

E dunque, il primo a scoprire il ruolo del portiere, per anzianità o vocazione, è stato Gaspare, mentre io lo seguivo da fratello più piccolo (la cosa si ripeterà più avanti...). I ricordi sono vaghi, ma ho un'immagine nitida nella mia mente. La prima riguarda me all'età di 6/7 anni, nella pseudo squadra del mio porticato e che affrontava i ragazzi (più grandi) della parte opposta dell'isolato. Non ricordo il risultato, ma perdemmo grossolanamente e io passai buona parte della partita a coprire la porta, immaginando fosse il doppio di quella reale (era il grande cancello che chiudeva i portici ed era stato deciso che la porta fosse solo una parte, senza che io lo sapessi..). Grandi tuffi su duri mattoni ruvidi, nulla a che vedere con le superfici odierne...

Con il passare degli anni ci furono altri timidi tentativi di fare il portiere, ma mai davvero convintamente. Invece Gaspare proseguiva, affascinato dai vistosi completi. Iniziò con l'acquistare i completi dell'epoca in fantastico cotone puzzolente e classiche imbottiture in spugna inutile sui gomiti e sui fianchi (su asfalto e cemento!). Da lì una continua escalation verso indumenti sempre più complessi e seri (le mitiche maglie Uhlsport degli anni 90).

Tornando a me, alla soglia dei 14 anni, qualcosa cambiò improvvisamente. Forse perché mi convinsi di non essere capace con i piedi, per pigrizia, oppure perché la camera, in comune con Gaspare, fosse ormai invasa da completi e guanti. Insomma, mi appropriai di una maglia e un pantalone e decisi che avrei fatto il 'vero' portiere. Dalla scuola al primo torneo giovanile il passo fu breve. Le porte dei campi di calcio a 5, quelli con il vecchio sintetico pieno di sabbia, sale, pezzi di vetro e acido muriatico, divennero un mio approdo abituale e, sebbene non particolarmente appassionato, iniziai ad acquistare guanti (senza informarmi particolarmente) e 'rubare' maglie a mio fratello.

E il calcio a 11? Niente. Lo studio e la mancanza di voglia ad applicarmi, mi tennero sempre lontano dai pochissimi campi della provincia. Solo campi a 5 e poi, da poco più di 10 anni a questa parte, l'approdo (dapprima traumatico) al calcio a 8. Porte e campi molto più larghi per chi, sino a quel momento, non aveva fatto altro che stare in porta e parare, senza curarsi troppo di uscite e altri gesti tecnici che in un campo più grande, iniziavano ad avere una certa importanza. Sempre da autodidatta, con pazienza e curando male i miei limiti sulle uscite alte, ho iniziato a prendere confidenza e abituarmi anche alle porte di 5 metri. Da quel momento, innumerevoli partite tra amici e tornei, questi ultimi abbandonati recentemente a causa dell'eccessivo coinvolgimento (non mio, degli avversari) che snatura completamente lo spirito con cui andrebbero affrontati eventi del genere.

Ci avviciniamo al 2008, l'anno in cui è nato Portierecalcio.it. Studi terminati e prime esperienze lavorative alle spalle, bisognava decidere tra il classico espatrio forzato nella speranza di farsi una vita lontano da casa, oppure cercare di realizzare qualcosa di proprio. La passione per il calcio (quello fatto di competizione e rispetto), approfonditi studi e tanta fiducia, hanno portato alla decisione di iniziare convintamente questa avventura, partita con investimenti ridotti, ma con la consapevolezza di avere voglia e idee per ritagliarci il nostro spazio tra i competitor già presenti sul mercato. Il resto è storia, nulla di eccezionale, ma nel nostro piccolo c'è certamente l'orgoglio di aver realizzato qualcosa che, seppur lontano dal garantirci la ricchezza economica (siamo un piccolissimo negozio, non pensiate che una cosa del genere porti chissà quali guadagni, anzi...), ci ha sicuramente resi grati per le vostre continue dimostrazioni di affetto e riconoscenza. Come direbbe un vecchio spot pubblicitario, che mondo sarebbe senza Portierecalcio :)

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