Piccola storia sulle lontane origini di Portierecalcio.it (vista da Gaspare)

Francesco mi ha anticipato (e suggerito di raccontare la mia versione dei fatti). Portierecalcio.it ha ormai cinque anni, e personalmente mi fa impressione avere già speso un lustro dietro a quello che è oltre il mio lavoro, la passione di una vita. Una vita spesa tra i pali, sempre a livello amatoriale, tranne una brevissima parentesi in "categoria" in provincia durante la scuola superiore.

Tutto è cominciato nel cortile di casa, come accaduto alla stragrande maggioranza della mia generazione, visto che a Taranto un giardino pubblico o un'area verde erano utopia vera e propria (cosa, che tranne minuscole eccezioni, oggi continua a essere la norma...). Si giocava tra amici, un portiere c'era già, ma ne serviva un altro. Più per provare, che per necessità mi trovai a difendere una porta immaginaria marcata da tombini, segni tirati alla buona con il gesso, zaini, sassi e altre amenità varie. Ad accompagnarmi un paio di guanti con le placche di gomma cucita, eredità dei modelli anni settanta, e un completo della "Ludi" realizzato non in "cotone puzzolente" come scritto da mio fratello, ma con i primi poliesteri decisamente grezzi e con le imbottiture in spugna puntualmente fuori posizione... anche perché a 12 anni comprai una taglia 5 (la L) decisamente troppo grande per me!

Nonostante le numerose sbucciature sui gomiti e i primi (e indimenticabili) grossi lividi sui fianchi continuai imperterrito per la mia strada, affiacciandomi come su un pianeta alieno sui primi rasatissimi manti sintetici. Affinai piano (mooolto piano) la tecnica e la posizione e, complice anche la cronica mancanza di estremi difensori veri e propri, cominciai a giocare sempre più spesso, tanto che a cavallo tra le medie e le superiori, potevo considerarmi un numero 1 vero e proprio e non uno capitato per caso e messo tra i pali per mera necessità. Ricordo ancora un torneo estivo autorganizzato, disputato in un campo adattato fortunosamente su un terreno non coltivato, dove perdemmo in finale davanti a un centinaio di curiosi. Avevo 14 anni e nulla fu come prima... :D

Nell'armadio con il passare del tempo arrivò un altro completo, della "Linea più" (anch'essa come la Ludi ormai sparita nel nulla), con i primi pantaloncini imbottiti, così come la manica, completamente protetta... sull'esterno, tanto da lasciare puntualmente il gomito scoperto nei tuffi, con tutte le conseguenze del caso... :) Successivamente ne arrivarono tanti altri sempre più elaborati: Umbro, Uhlsport, Reusch, Errea e così via, per la disperazione di mia madre e per la felicità del mio commerciante di fiducia, da cui acquistavo ogni anno almeno tre completi. Paradossalmente non consideravo tantissimo i guanti, per via della veloce usura, non curandomi quindi di acquistarne di veramente buoni.

Eravamo ormai prossimi agli anni novanta, e fu in quel momento che "rischiai" di iniziare a giocare seriamente. Tutto ciò fu merito del mio professore di Educazione Fisica, il compianto Lucio Vinci, allora allenatore in C, che mi prese in simpatia, e con pazienza mi aiutò a sviluppare i fondamentali più importanti durante le ore di lezione, mentre i miei compagni preferivano ripassare o fare due tiri a basket, suggerendomi di trovarmi una squadra per allenarmi al meglio. Fu così che provai ad allenarmi e a giocare qualche mese in provincia, tentando di conciliare studio e allenamento. La cosa NON funzionò, tanto che mi toccò ripetere il terzo anno di ragioneria e diedi così addio alle mie flebili speranze di diventare qualcuno, preferendo concentrarmi sui libri.

Non mancarono però i tornei scolastici, e fu per loro che comprai il mio primo vero paio di guanti professionale! Era un modello della Uhlsport con il lattice APG. Incredibile, ma totalmente inadatto sulla terra battuta, che a causa dell'adesività estrema del lattice, assorbiva in quantità industriale, riducendo la presa e rendendoli inutili. Li pagai ben 110 mila lire ed era un paio che doveva andare all'allora portiere del Taranto Massimo Ferraresso, che qualche settimana dopo avrebbe cambiato casacca, durante il mercato di riparazione di ottobre.

Da allora, chiedendo sacrifici disumani al mio portafoglio e sfruttando i soldi racimolati da genitori e parenti, ogni banconota e ogni moneta veniva investita nell'abbigliamento e nei guanti, con tanto di quel materiale da fare invidia anche ai portieri delle massime serie. Ero diventato, senza rendermene conto, un collezionista e oggi mi pento di aver venduto diverse maglie avute con me. E' come aver perso dei compagni di viaggio, e di certo questa esperienza non la ripeterò più, a costo di fare scoppiare l'armadio a loro dedicato! Francesco, come ormai sapete, ne approfittava puntualmente e fu così che venne contagiato dal "virus".

Nel frattempo, ottenuto il diploma, e dopo una breve esperienza universitaria passata più a inseguire gonne che a dare esami, assolsi gli obblighi militari, trovando anche là occasione per giocare, togliendomi diverse soddisfazioni, e cominciai a lavorare come tutti i pionieri del web realizzando siti e facendo assistenza alle imprese, cosa che andò avanti per diversi anni. La cosa mi aiutava a tenermi in forma, perché dietro certi clienti bisognava correre dietro per farsi pagare il dovuto (quando si degnavano di darlo) e così, quando ormai una famiglia era fatta (la mia) e mio fratello aveva finalmente terminato studi e master, nacque l'idea ai limiti dell'incoscienza, di creare Portierecalcio.it legando la nostra passione all'occasione professionale della vita e provando a portarla avanti.

Era il momento di svoltare e vi garantisco che i sacrifici fatti sono stati enormi. Altrettanta però è stata la passione, come sa chi ci ha seguito quotidianamente su facebook, sul forum e su questo sito, dove abbiamo fatto qualche errore (di cui chiediamo scusa!), ma anche riversato tutta la nostra voglia di fare e di offrire non un mero "e-commerce" ma una vera e propria esperienza, fatta da gente come voi e, consentitecelo come noi, che continueremo a giocare ormai alle soglie degli -anta, fino a quando il fisico non ci dirà basta, provando guanti, maglie e tutto quello che ci rende diversi... che ci rende i numeri 1. :)

Lascia un Commento
Presenti su Google+