Piccola storia dei guanti da portiere

Pfaff da giovane con guanti da portiere 'di altri tempi'

In uno dei nostri tanti articoli, abbiamo cercato di spiegare le principali differenze tra i guanti da portiere classici e quelli dotati di stecche protettive. Identici nella finalità di aiutare il portiere in fase di presa, ma con caratteristiche e peculiarità diverse.

Vi sarà sicuramente capitato, però, di vedere qualche immagine in bianco e nero di portieri italiani e stranieri. Molti di loro non indossavano alcun tipo di guanto. Era un calcio diverso, con meno soldi e dove non c'era ancora la guerra tra brand a suon di novità e campagne pubblicitarie. Per scendere in campo bastavano un completo, solitamente nero e in lana, anche d'estate... e un paio di scarpe dotate di tacchetti, indistinguibili da quelle di qualsiasi altro giocatore. E dunque, sino alla fine degli anni 70, chi andava tra i pali, preferiva stare a mani nude o con dei guanti primordiali o addirittura di fortuna. Curioso il caso di Adriano Bardin del Lanerossi Vicenza, che (come raccontatoci da lui) indossava guanti realizzati dall'amorevole suocera.

Per capire di cosa stiamo parlando, una fonte inesauribile di cimeli è lo storico sito tedesco falksiemering.de, dove consultando la sezione con i cataloghi storici, vengono elencati modelli in "cottonspago", in lana, in pelle (utilizzando quelli da fantino o da motociclista...), con inserti in gomma identici a quelli delle racchette da ping pong, o addirittura in spugna di cotone (lo stesso tessuto di accappatoi e asciugamani, per darvi un idea). Non ci credete ancora? Guardate il catalogo del 1974 della Reusch. L'ultimo paio è quello indossato da Sepp Maier nella finale del Mondiale dello stesso anno contro l'Olanda di Cruyiff, che aveva tra i pali l'estroso Jongbloed, che oltre a indossare un inconsueto "8", giocava senza guanti.

Si può intuire che, lontani dagli sviluppi tecnologici nell'uso e lavorazione dei materiali odierni, i portieri tendevano ad avere poca fiducia nella presa offerta da questi articoli, preferendo la mano (ruvida, callosa e temprata da anni di allenamenti) e rischiando palmi, nocche e dita ad ogni intervento. Era anche meno sviluppata la tecnica di protezione delle articolazioni con nastri adesivi specifici. In giro per la rete, anche su Facebook, ci sono innumerevoli foto storiche dove vengono immortalati importanti portieri che hanno giocato per tutta la carriera senza mai indossare nulla.

Ma come si è arrivati ai primi modelli di guanti da portiere professionali? Dobbiamo sicuramente dare merito a Reusch, già specializzata nella produzione di guanti da sci e quindi con le conoscenze adeguate per realizzare dei prodotti per uso specifico nel calcio. L'immagine che può segnare il primo vero successo internazionale del guanto da portiere, così come lo conosciamo oggi è quella di Zoff ai Mondiali del 1982, quando con il mitico modello grigio con palmo rosso (lo "040" della Uhlsport) vinse la Coppa del Mondo. Da quel momento, indossare un paio di guanti, certamente grazie anche alla voglia di emulazione dei portieri più giovani, è divenuta la norma e un vezzo per accentuare la propria diversità dagli altri giocatori, ancora senza un accessorio unico e distintivo (le prime scarpe da calcio personalizzate, fecero capolino solo nella seconda parte degli anni 90. Prima ci si limitava a modelli firmati, ma la tecnologia non permetteva ancora gli sviluppi colorati che abbiamo oggi).

I guanti non furono gli unici a giovarsi dei nuovi materiali e tecniche di produzione. Anche le maglie da portiere, decisero di 'emanciparsi' in quegli anni dalla tinta unita e vivere il loro periodo d'oro tra gli anni 80 e 90. Ma per quello, sarà meglio scrivere un altro post.

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