Joe Hart al Torino tra la curiosità e lo scetticismo dei portieri

Hart balcone sede Torino

C'era un tempo un giovane giocatore inglese, scelto da Mancini per difendere la porta del Manchester City. Joe Hart sembrava un predestinato, il portiere che l'Inghilterra intera aspettava dal ritiro di Seaman.

Lanciato prima da Eriksson e poi definitivamente da Mancini, Hart conquista la nazionale nel 2008, diventandone presto il titolare, ruolo quasi continuamente ricoperto sino ad oggi. Certo, la concorrenza non è mai stata troppo agguerrita, ma sia Capello, Hodgson e l'attuale ct Allardyce, non hanno mai fatto mancare il loro sostegno.

Anche nel suo club, tolte due brevi parentesi, una anche due stagioni fa, il posto da titolare non è mai stato in discussione con Mancini e Pellegrini. Questo sino all'arrivo di Guardiola, che già prima dell'inizio della stagione, aveva fatto trapelare delle perplessità sul giocatore.

La decisione è stata confermata dalla scelta di preferirgli Caballero e, soprattutto, dall'acquisto di Bravo, il portiere cileno del Barcellona. Non c'era quindi altra scelta che cercare un'altra sistemazione che gli garantisse di giocare con continuità. E quando in molti credevano che la destinazione fosse l'Everton, è arrivato Cairo con il Torino.

Trattativa veloce, prestito secco per un anno e firma. Mihajlovic, che aveva iniziato la preparazione puntando su Alfred Gomis, per poi tornare su Padelli, ha accettato senza riserve la possibilità di allenare il portiere inglese, ora davanti a questa nuova e interessante sfida.

E qui inizia il bello. Sì, perché c'è tantissima curiosità sull'impatto che un estremo difensore come Hart può avere in Serie A. Chi lo conosce, sa che è dotato di capacità fisiche straordinarie e di una tecnica ben diversa da quella a cui sono abituati i portieri italiani. Assieme a Neuer è probabilmente il massimo esponente a livello internazionale dell'uscita a croce, tecnica mutuata dal calcio a 5 e sempre più usata nella formazione dei portieri tedeschi e inglesi, solo per citare le due scuole più importanti.

Abbiamo voluto chiedere sulla nostra pagina Facebook, un parere sull'arrivo al torino di Hart. Le risposte, come facilmente immaginabili, sono state varie, dall'apprezzamento sino alla totale denigrazione.

Tra i commenti si evincono alcuni temi ricorrenti che andrebbero approfonditi singolarmente, ma è abbastanza chiaro che c'è dello scetticismo sull'impatto che potrà avere in campo.

La nota di fondo è che la scuola italiana dei portieri è in grado di fornire atleti migliori e che Hart non sia all'altezza. C'è insomma, quel classico pensiero di protezione della categoria, che sicuramente ha un fondo di verità, ma che non deve però diventare provincialismo e chiusura. E' palese, nonostante l'impegno di tanti allenatori, sparsi per tutto il territorio, che l'Italia stia passando un periodo difficile nel campo della formazione calcistica. La mancanza di fondi e strutture adeguate, rende il lavoro complicato e costringe tutti a molti sacrifici. Il mercato, anche nel calcio, è globale e bisogna accettarlo, con ciò che ne consegue, sia in ingresso che in uscita dall'Italia (vadasi Gollini, ora all'Aston Villa e già prima, proprio al Manchester City, solo per citare l'ultimo caso).

Giusta la riflessione che Hart possa trarre grande giovamento dall'allenarsi con Paolo Di Sarno, preparatore dei portieri del Torino. Non è comunque la prima volta con un preparatore italiano, avendo avuto per anni Massimo Battara, nello staff di Mancini al City.

Il riferimento alla sua famosa uscita a croce viene ripreso più volte. Efficace per qualcuno, inutile per altri o addirittura possibile di sbeffeggiamento da parte degli attaccanti del nostro campionato.

C'è anche chi lo difende, evidenziando le doti atletiche e tecniche, nonché l'enorme esperienza internazionale maturata in questi anni. Un bagaglio che farebbe invidia a qualsiasi portiere italiano, al di fuori di Buffon.

E proprio lui, Buffon, solo un mese fa ha rilasciato dichiarazioni di pieno apprezzamento per il collega inglese, definito senza giri di parole come uno dei migliori portieri al mondo. Queste le sue parole:

"Nelle ultime sei stagioni Hart ha mostrato grande continuità. Lui viene subito dopo  Neuer e De Gea. Ha ancora tanti anni davanti, che siano al City o in un'altra squadra. Quando perse il posto con Pellegrini, al rientro fece alcune delle migliori partite della sua carriera: il talento c'è, ma anche il carattere. E' questa è una delle prime qualità per un portiere"

Parole inequivocabili, rilasciate da uno dei migliori portieri di tutti i tempi e che stridono con i legittimi pippa, sola e scarso, scritti tra i commenti.

Il giudizio insindacabile lo darà il campo. Entro la fine dell'anno avremo modo di dare un giudizio compiuto e ragionato dei suoi primi mesi italiani. La curiosità è tanta. Starà a lui stupire tutti gli scettici.

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