Allenamento e divertimento. Un'opinione di Max Pirotta

21912671_1937879989868274_834417285_nOspitiamo con vero piacere un nuovo articolo di Max Pirotta, che ci spiega come interpreta il lavoro da fare con i piccoli portieri, cercando di bilanciare allenamento e divertimento. Buona lettura!

"Allenamento e divertimento: ma fino a che punto?

Il pensiero generalizzato di ogni adulto è che un bambino o ragazzino in un'età tra i 7 e i 12-13 anni ad ogni allenamento debba divertirsi nel vero senso della parola.

Il mio pensiero invece sta nel mezzo e vi spiego la motivazione.

Quotidianamente ho come scopo il mantenere il sorriso dei miei portierini e di farlo diventare ancora più grande al termine dell'allenamento. Questo mi fa capire se ho fatto umanamente bene il mio lavoro. Se però vedessi sbadigliare nelle pause tra gli esercizi uno di loro, per poi vederlo tornare a ridere e scherzare al rientro negli spogliatoi, il messaggio che dovrei trarre sarebbe: "potevi fare molto meglio Max".

Loro trasmettono dei messaggi in maniera sincera e trasparente.

Con l'andare del tempo riescono a mascherare un po' le situazioni, ma sempre in maniera graduale e un buon occhio attento comunque riesce sempre ad accorgersene.
Potrà sembrare strano ma io concettualmente tratto in allenamento i piccoli esattamente come potrei trattare un ragazzo di 16 anni con modi, atteggiamenti e obiettivi della seduta completamente diversi.

È giusto insegnare ai piccoli i valori dello sport e abituarli al fatto che il calcio come altre discipline sono costituite da 3 punti fondamentali: dedizione, disciplina e sacrificio il tutto accompagnato dai giusti modi.

Mi spiego meglio: il piccolo perché vuole venire ad allenarsi?

Perché ha voglia di lavorare e perché dentro di se sa bene che facendolo correttamente e con estrema costanza, potrà imparare ed essere più fiducioso delle proprie capacità anche durante le partite. Tutti sappiamo che la partita del sabato o della domenica è la prova del nove (anche loro lo sanno, sono piccoli ma non stupidi).

Col tempo ho anche capito che tra un portiere di 10 anni e uno di 20 c'è un minimo comun denominatore: l'ansia da prestazione. In alcuni casi ce n'è di più, in altri meno, in altri casi svanisce dopo il primo intervento fatto correttamente, in altri ancora dove aumenta paradossalmente dopo il primo intervento perché viene fuori quell'agitazione poi di fare la partita perfetta perché si sa che un portiere può fare 30 interventi da "Santo sceso dal paradiso", ma se prende un gol ritorna ad essere un comune mortale.

Parentesi fatta, rientriamo in argomento.

Il compromesso (senza scoprire l'acqua calda) per me potrebbe essere creare un gioco nel vero senso della parola, nell'attivazione motoria dove il bambino o anche ragazzo è libero di fare ciò che vuole ma sempre dando un obiettivo ed un senso al divertimento in se, per poi fare 1'ora "tirata" di tecnica e situazionale.

È giusto che il portiere alle prime armi, impari a affrontare un pallone nel modo ideale in tutte le sue forme e questo può avvenire solo con TANTO lavoro ad ogni seduta.

Prima di concludere voglio far capire questo mio concetto: so perfettamente che non è il risultato ciò che conta, so anche che è l'esperienza a far crescere e non è durante una partita che si giudica un lavoro svolto durante tutto il tempo, ma non nascondiamoci dietro un dito grande o piccolo che sia.

Fenomeno o meno bravo, il ruolo del portiere è attaccato continuamente da tutto e da tutti e l'unica arma che ha un giovane che inizia ad avvicinarsi a questo mondo è l'ALLENAMENTO COSTANTE per far capire a se stesso e agli altri cosa è capace di fare. Pensandoci bene, questo vale per tutti gli sport.

Inoltre un importante valore da non sottovalutare è la sana competizione, quella grinta agonistica che sale nel momento in cui si prende reale valore dei propri mezzi.

Come fa intendere sempre Stefano Prato, il bambino ha bisogno di sperimentare le sue capacità e noi preparatori siamo e dobbiamo essere al loro servizio. Niente di più vero.

Per riprendere l'esempio fatto prima, tra un ragazzino di 10 anni e uno di 20 l'agonismo, la serietà e la voglia che ci mettono entrando in campo è la stessa e mi sembra corretto adattarsi in maniera adeguata al loro modo di vedere le cose.
Una seduta di allenamento intensa, coi giusti tempi di recupero, le giuste risate tra un cambio di esercitazione e la seguente, soddisfa e appaga mentalmente e fisicamente.

In conclusione: fateci caso quando un giovane portiere subisce un gol.
È l'unico giocatore in campo dove i propri occhi vengono attratti dagli spalti e li, credetemi, in quel momento hanno poco da divertirsi. L'allenamento PER ME è una cosa seria."

novità portierecalcio.it

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