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  • Intervista a Elia Benedettini (San Marino e Novara)

    benedettini

    È davvero un piacere avere qui sul blog di Portierecalcio.it Elia Benedettini!

    Elia è il portiere della Nazionale della Repubblica di San Marino nonché uno dei portieri del Novara, che milita in Serie B.

    Ho avuto il piacere di conoscerlo grazie a un commento sulla nostra pagina ufficiale su Facebook, dove l'estremo difensore sammarinese mostrava il suo disappunto per l'assenza di Neuer (infortunato) nella sfida che lo avrebbe visto contrapporsi alla Germania.

    Da quel momento è nato uno scambio amichevole di messaggi dal quale è scaturita questa intervista, che oggi pubblichiamo qui. Buona lettura!


     

    Portierecalcio.it: Ciao Elia e grazie per il tempo che stai mettendo a nostra disposizione e dei lettori del blog. Partiamo prima di tutto dall'emozione di vestire la maglia della nazionale del tuo paese e del misurarti contro dei fuoriclasse che la stragrande maggioranza dei tuoi colleghi vedrà solo in televisione. Cosa si prova?

    Benedettini: È un emozione indescrivibile, per me è come indossare la maglia della nazionale italiana per qualsiasi altra persona che vive in Italia. Un onore e un privilegio. Giocare contro nazioni infinitamente più grandi di noi, con giocatori che spesso e volentieri vediamo giocare finali di Champions, sono esperienze che ti porti dentro finché campi, non conta il risultato. In campo mettiamo tutto noi stessi per onorare e far rispettare il Paese. Spesso riceviamo critiche da parte di molti, ma andiamo avanti a testa alta consapevoli di quanto sacrificio e lavoro c'è dietro ad ogni partita. Chiaramente per un paese in cui solo 100/150 persone giocano a calcio è difficile avere una qualità alta rispetto a chi seleziona tra milioni di giocatori.

    Portierecalcio.it: Qual è stato il momento più bello e quale il più brutto della tua carriera in nazionale?

    Benedettini: Il ricordo più bello senza alcun dubbio è la vittoria in Under 21 contro il Galles, la prima per la Nazionale. Eravamo un gruppo fantastico composto da amici cresciuti con te fin dai primi calci al pallone. È stato qualcosa di stupendo. Di momenti brutti purtroppo se ne vivono tanti in nazionale, speri sempre di far il meglio possibile ma spesso capita di prendere troppi gol. Forse però uno su tutti può essere contro la Lituania in casa loro, eravamo 1-1 al 92", ricordo che all'ultima azione prendemmo gol. Tutta la squadra fece una grande partita. Eravamo a 10 secondi da riscrivere la storia, crollai a terra in lacrime, meritavamo quel punto.

    Portierecalcio.it: A differenza dei tuoi compagni stai facendo una carriera da professionista e in questo momento sei uno dei portieri del Novara. Come è stato esordire in Serie B?

    Benedettini: Non penso servano aggettivi per descrivere un esordio in serie B, è qualcosa di unico. Tutti i sacrifici fatti da quando avevo 5 anni sono stati ripagati in 90 minuti. Purtroppo abbiamo perso 4-1 in casa dell Entella, ma dopo una settimana ho avuto un altra occasione che andò decisamente meglio (2-1 in casa contro il carpi). Spero sia solo l'inizio.

    Portierecalcio.it: Sogni di ripercorrere i successi di Massimo Bonini e Marco Macina, che hanno assaporato il calcio che conta?

    Benedettini: Non hai citato giocatori qualunque, sono giocatori, specialmente Massimo, che hanno fatto una grande carriera. Sicuramente l'obiettivo di ogni giovane è arrivare più in alto possibile senza mai porsi limiti, poi solo il tempo rivelerà se sarò all altezza o meno. Di sicuro bisogna lavorare duro ogni giorno e sputare sangue per arrivare a quei livelli.

    Portierecalcio.it: Parliamo dell'allenamento. Cosa ti piace curare di più durante la settimana?

    Benedettini: Quest'anno ho avuto l'onore di essere allenato da Massimo Cataldi, uno che ne sa e molto. Cura i portieri a 360°, e se c'è una cosa che ho imparato è che l'intensità negli allenamenti e la cattiveria non può mai mancare, in ogni singolo esercizio bisogna dare l'anima.

    Portierecalcio.it: Dove pensi che tu possa migliorare tecnicamente?

    Benedettini: Ogni portiere può migliorare in tutto, nessuno è mai completo veramente. Soprattutto a 22 anni.

    Portierecalcio.it Cosa vorresti dire ai ragazzi che ti stanno leggendo ora sul nostro blog?

    Benedettini: Se siete portieri, indipendentemente dalla categoria che si occupa, state facendo il ruolo più bello e importante. Sempre a testa alta. Non mollate mai. Un abbraccio a tutti i lettori.

    Portierecalcio.it: Grazie a Elia per la disponibilità! Speriamo che possa avere tantissime soddisfazioni sportive e siamo pronti a seguirlo e a supportarlo con il nostro tifo!


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  • Intervista ad Alessia Ventresino (Napoli Femminile)

    ventresino

    Con questa intervista iniziamo una serie di chiacchierate con ragazzi e ragazze che hanno scelto di difendere i pali.

    Non ci interessa la categoria, ci interessa la passione che hanno per il ruolo e l'entusiasmo che vogliono trasmettere agli altri. Per questo motivo partiamo da Alessia Ventresino, portiere del Napoli Calcio Femminile e istruttrice e formatrice di tanti piccoli portieri.

    Portierecalcio: Ciao Alessia. Prima di tutto raccontaci qualcosa di te. Chi sei e cosa fai nella vita?

    Alessia: Buongiorno Portierecalcio, ho 28 anni e sono portiere da quando ne avevo 20. Mi pento di non aver cominciato prima in questo ruolo, ma solo dopo 3 anni da difensore centrale. Nella vita sono un'istruttrice di scuola calcio, quindi trascorro tutti i giorni su un campo un po' con i guanti e un po' con fischietto e cartellina.

    Portierecalcio: Come e quando ti sei trovata a difendere i pali di una porta?

    Alessia: Come ho detto prima ho cominciato da difensore, poi un po' mio padre e un po' il destino mi hanno spinto ad arretrare di qualche metro. Mio padre per un consiglio diretto, visto che nel calcio femminile giocano sempre i portieri bravi e gli attaccanti che segnano tanto. Negli altri ruoli in mancanza di giocatrici preparate, ci si può "arrangiare" e a me le cose "arrangiate" non piacciono. Il destino invece è intervenuto facendomi ritrovare da una stagione all'altra in serie C in una squadra appena fondata e senza portiere. Li mi sono detta: "Se non ora, quando?" Due mesi dopo sono entrata nel giro della rappresentativa e diciamo la verità quando le cose le cominci a fare bene perché non continuarle a fare?

    Portierecalcio: Tante soddisfazioni e tante delusioni. Ci racconti qualche situazione che ti è rimasta nella testa e nel cuore?

    Alessia: Nella mia carriera calcistica ho vestito ben quattro maglie di squadre diverse di Napoli e posso dire di aver vinto un campionato regionale e una coppa Campania, ma i ricordi che porto più nel cuore sono quelli con la maglia del Prater Club, la mia penultima squadra. Sono legata soprattutto a 3 partite, ma ne ricordo tantissime altre, partendo dalla gioia di una semifinale di Coppa, dove abbiamo passato il turno in trasferta dopo aver pareggiato 4-4 in casa. Poi abbiamo vinto a Benevento 0-2 in 11 contro 10 con qualche buona parata ed un rigore loro calciato fuori, che avevo comunque intuito a coronamento della vittoria. Le delusioni? due sconfitte nelle finali di Coppa, due stagioni consecutive. La prima più bruciante come sconfitta perché ci credevamo tanto; la seconda meno amara perché ho avuto modo di fare una grande partita e questo ha alleviato il dispiacere. Voglio infine raccontare la mia ultima gioia. Questa stagione ho vestito i colori della squadra femminile più importante della città, il Napoli Calcio Femminile. L'esordio con loro è stato emozionante, senti che è una maglia che ha un peso specifico diverso e sono stata felice di averla indossata.

    Portierecalcio: Allenamento e partita: come curi questi due momenti fondamentali?

    Alessia: Dedico molto tempo all'allenamento per la cura del dettaglio e per capire come in uno specifico gesto tecnico, con un determinato movimento posso guadagnare quel millesimo di secondo che fa la differenza tra parata e gol. Per la partita invece alleno molto il fattore psicologico e seguo il credo che dice "la tua mente dirige la tua parata" quindi se ci sei con la testa la prestazione è consequenziale.

    Portierecalcio: Cosa pensi della protezione? La ritieni importante o ne fai a meno?

    Alessia: Questa era la domanda che aspettavo. Chi mi conosce sa bene quanto sono cambiata nel corso degli anni, visto che ho cominciato sbeffeggiandomi di lividi, graffi (più o meno profondi) e botte varie. Gradualmente però ho cambiato idea. Ora dico proteggetevi bene! Questa stagione ho sofferto di una brutta borsite e con molta pazienza e con gli indumenti adatti la sto combattendo e curando, ma credetemi per un portiere è invalidante se non la provi non puoi capire cosa significa avere l'istinto di buttarsi e il corpo ti frena perché acciaccato dall'ennesimo problema fisico. Un po' di pace questa stagione l'ho trovata quando sono passata all'intimo protettivo Storelli (linea Woman), veramente fatto su misura per la corporatura di un portiere donna. Uso sia calze termiche che maglia termica - tutta la stagione ma con differenze di tessuto e di temperature tra inverno ed estate -sia per evitare graffi, sia perché la temperatura corporea costante evita noie muscolari stagionali.

    Portierecalcio: Fino a quando continuerai a giocare e quali soddisfazioni ti vorrai togliere?

    Alessia: Penso di voler giocare fin quando avrò passione e voglia di imparare, so che non sono ancora pronta per sentirmi mancare lo spogliatoio o la tensione della partita del fine settimana, però d'altra parte nella mia prima stagione da Istruttrice ho capito che anche vestendo i panni da Mister si provano queste sensazioni. In maniera diversa ma restano, quindi mi abituerò gradualmente alla mancanza del campo sostituendola con la responsabilità della panchina, lavorando per diventare un buon Mister e perché no provare il professionismo da questo punto di vista.

    In più voglio ringraziarvi per questa intervista è stato un piacere e soprattutto un onore parlare per uno dei portali più importanti del nostro ruolo. Un saluto a tutti i Portieri!


    Siamo noi a dover ringraziare Alessia per il tempo che ci ha concesso e prossimamente troverete nuove interviste da leggere sempre qui sul nostro blog.


     

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  • Storelli parla delle sue fantastiche protezioni su Sport Illustrated

    Se ci seguite da tempo, conoscerete bene la nostra opinione sui prodotti Storelli, eccellenti ed ideali per i portieri che ritengono la propria protezione un aspetto fondamentale della propria attività sul campo. La scorsa settimana, sul famosissimo Sport Illustrated, Claudio ha rilasciato un'interessante intervista, che abbiamo deciso di tradurre e renderla fruibile anche a chi (mannaggia a voi) non mastica ancora bene la lingua inglese. Buona lettura.

    I giocatori di calcio sono sempre stati orgogliosi del loro abbigliamento minimalista. Molti giocatori erano d'accordo che un completo doveva essere composto da maglia, pantaloncino, calzettoni e scarpe. Prima che i parastinchi diventassero obbligatori nel 1990, molti di loro evitavano di indossarli.

    Ma Claudio Storelli, italiano e portiere ai tempi del college, nonché cofondatore della Storelli Sports, ritiene che il machismo della vecchie generazioni sia ormai fuori moda, e i giocatori più giovani ora cerchino accessori che proteggano i loro corpi dagli infortuni da contatto.

    "Un interessante parallelo lo si può fare con il basket" dice Storelli. "Quindici anni fa, gli accessori imbottiti erano decisamente inusuali ed i tradizionalisti avrebbero visto  protezioni per le costole e gomitiere come un'eresia. Ma date un'occhiata ora ai giocatori di NBA o NCAA - molti di loro sono protetti dalla testa ai piedi. Perché? Nessuno li sta obbligando. Vogliono giocare in modo più fisico. Noi stiamo portando lo stesso concetto nel calcio ed i calciatori lo apprezzano."

    L'ispirazione per questo equipaggiamento, viene da direttamente dai dolori e infortuni che ha subito. Tuffandosi ripetutamente su campi duri, durante gli allenamenti da ragazzo, dice, ha riportato contusioni e cicatrici che può indicare ancora oggi. Dopo il college, quando ha trovato lavoro nell'industria finanziaria, ha continuato a giocare in alcune leghe. Lui ed i suoi compagni guerrieri del fine settimana, iniziarono a meravigliarsi di come ci si rovinasse ogni volta e se ne valesse davvero la pena. Continua a leggere

  • Portierecalcio.it intervista Simone Aresti, il portiere goleador!

    Oggi è il compleanno di Simone Aresti, che compie 26 anni (auguri da parte di Portierecalcio.it!) e che domenica scorsa ha segnato il secondo gol stagionale su azione, stabilendo un record per i campionati italiani e balzando agli onori della ribalta nazionale, contribuendo a portare punti preziosi per la salvezza del Savona, squadra per cui (quando non va a cercare il gol) difende i pali. Lo staff di Portierecalcio.it lo ha contattato, trovando una persona simpaticissima e disponibile e ne ha approfittato per fare una chiacchierata non solo sui fatti di domenica, ma sul calcio a 360°, visto da chi ogni giorno si allena da sempre tra i pali.

    Portierecalcio.it: Ciao Simone e complimenti da parte di Portierecalcio.it per le due reti realizzate in questa stagione con il Savona. La prima domanda, probabilmente scontata e già chiesta, ma che interesserà tutti i nostri visitatori è: cosa hai provato nel momento in cui hai visto la palla entrare in rete?

    Simone Aresti: Un'emozione incredibile, sicuramente ancora più grande rispetto al primo gol che ho fatto in quanto questo è arrivato al 95esimo ed è sicuramente più voluto rispetto al primo, che era arrivato in maniera un po casuale.

    Portierecalcio.it: E' tua abitudine, con i tuoi compagni in difficoltà cercare il gol a fine partita, o hai cominciato a farlo da questa stagione?

    Simone Aresti: Con mister Corda lo facciamo ogni volta ci troviamo sotto nei minuti di recupero, è sempre lui che decide quando è il momento di andare in avanti.

    Portierecalcio.it: Se dovesse capitare un rigore alla tua squadra, ti sentiresti di tirarlo per incrementare il tuo bottino?

    Simone Aresti: Sicuramente, se ci salveremo in anticipo, batterò i rigori e le punizioni per provare a battere il record del mondo, che consiste nel fare tre gol in maniera diversa. Nel mio caso sarebbe di rinvio di piede e magari di punizione o rigore. :)

    Portierecalcio.it: Ho letto che durante la settimana ti diverti anche a giocare in campo. Se non avessi fatto il portiere, in che ruolo avresti voluto giocare?

    Simone Aresti: Fino a 14 anni giocavo in attacco con i giovanissimi e in porta con gli allievi, quindi avrei sicuramente fatto l'attaccante.

    Portierecalcio.it: Se oggi sei diventato famoso, chi vuoi ringraziare, perché ti ha fatto arrivare dove sei ora?

    Simone Aresti: Non mi sento sicuramente famoso, ma sto solo vivendo un momento di popolarità , comunque lo devo esclusivamente a Ninni Corda, che mi ha dato sempre tanta fiducia.

    Portierecalcio.it: A 25 anni hai ancora tanta carriera davanti a te. Dove credi di poter arrivare?

    Simone Aresti: Spero di arrivare il più in alto possibile. Penso che sia fondamentale, avere dei sogni e degli obiettivi, perché trovi gli stimoli per andare avanti ogni giorno.

    Portierecalcio.it: In futuro ti vedi sempre nel mondo del calcio, oppure pensi che farai altro nella vita?

    Simone Aresti: Mi piacerebbe fare il preparatore dei portieri , nel mio paese quando posso, vado ad allenare i portierini e mi danno tante soddisfazioni.

    Portierecalcio.it: Premesso che ti aspettiamo sulla nostra pagina Facebook, cosa senti di consigliare a tutti i ragazzi che ogni giorno si allenano per diventare professionisti e avere una carriera nel "calcio che conta"?

    Simone Aresti: Vi seguo sulla vostra pagina twitter. Ai ragazzi posso consigliare loro di allenarsi sempre col massimo impegno perché con le qualità, il sacrificio e i duri allenamenti avranno la loro occasione.

    Portierecalcio.it: Cambiando argomento, il calcio ormai non è più dalla lega pro in giù una fonte di reddito certa per i calciatori. Leggo che avete un nuovo presidente, la situazione a Savona volge al meglio. Cosa pensi della situazione in generale?

    Simone Aresti: Penso che la Lega Pro vada riformata. Troppe società, che si iscrivono, non mantengono i loro impegni, tenendo i calciatori mesi e mesi senza stipendi, costretti a  situazioni incredibili (e noi ne siamo la testimonianza). A questo punto meglio meno squadre, ma con progetti importanti.

    Portierecalcio.it: Ultima domanda che riguarda l'abbigliamento che indossi: in allenamento e in partita cosa senti di consigliare ai tuoi colleghi dal punto di vista dell'equipaggiamento? Tendi a proteggerti, considerando che i campi delle serie minori, non sono quelli della A e in qualche caso della B, o preferisci giocare senza imbottiture?

    Simone Aresti: Io uso sempre l attrezzatura specifica per proteggermi  sia in allenamento che in partita. Quando ero più giovane tendevo a giocare senza protezioni, ma dopo aver passato tanti guai per le borsiti ai gomiti e ai fianchi ora credo che siano indispensabili.

    Portierecalcio.it ringrazia Simone, augurando a lui di conquistare il record e alla sua squadra di centrare una tranquilla salvezza!

  • Tecnologia tedesca, stile ITALIANO: scopriamo chi c'è dietro i guanti e l'abbigliamento Reusch

    Cari amici del blog, come sapete è fin dall'inizio della nostra attività che ci onoriamo di avere nei nostri magazzini i prodotti della Reusch, azienda tedesca considerata a ragione una delle leader nel settore dell'abbigliamento e dei guanti da portiere.

    Con il rinnovo del loro sito aziendale abbiamo scoperto con piacere, che nella squadra che si occupa di realizzare la linea destinata agli estremi difensori ci sono ben due italiani, un ragazzo e una ragazza che andremo a conoscere con la chiacchierata di oggi, e che ci racconteranno la loro esperienza lavorativa e ci riveleranno un po' di retroscena su una collezione che se per i guanti ha già raccolto consensi praticamente unanimi, per l'abbigliamento promette sorprese di assoluto rilievo.

    Come viene riportato sul sito, Sara è la persona che si occupa di disegnare l'abbigliamento (la Defender da lei ideata è stata la maglia più venduta del 2009), mentre Paolo è colui che si occupa dei guanti, e come tantissimi clienti e appassionati del marchio, preferisce il sistema Duo.

    Andiamo alle domande:

    -1:  come siete arrivati a lavorare con Reusch e come la trovate come esperienza?

    -1:  Paolo: Lavorare nel team Reusch e' un onore. Davvero. Siamo un grandissimo team fatto di persone dinamiche, sportive. Credo nel destino, quindi credo che fosse gia scritto che un giorno ci saremmo incontrati.

    -1:  Sara: un po nel destino credo anche io, lavoro con molte persone che hanno i miei stessi interessi e passioni, e' una bellissima esperienza senza ombra di dubbio

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    -2:  com'è lavorare in un ambiente internazionale e non prettamente italiano?

    -2:  Paolo: ahahah, rido perche' vederli spremere il ketchup sulla pasta mi fa stare male! "Cosa c'e' di strano?" rispondono."Niente" dico io, magari "Vuoi aggiungerci anche le patatine fritte?" Siamo un bel mix internazionale, omogeneo, e dinamico. Io mi sento a mio agio.

    -2:  Sara: ahah verissimo, ma come nel design dipende tutto dai punti di vista :), loro ridono quando dico "viustel" (wurstel)

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    -3:  le linee Raptor e Magno hanno rappresentato una decisa innovazione per quanto riguarda la grafica dei guanti da portiere. Cosa ti ha spinto a puntare su questi design?

    -3: Paolo: Beh, grazie per la parola innovazione, ma non parlerei di grafica. Direi design a 360 gradi. Raptor e Magno sono davvero dei bei progetti, degli ottimi mix tra funzionalita' e look. E come tali sono orgoglioso di loro, specialmente per il lavoro che tutti insieme gli abbiamo dedicato, e dico tutti perche' siamo un davvero team.

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    -4:  secondo i nostri lettori e clienti il Raptor Pro Duo, sia nella versione Ortho Tec, da noi voluta a ogni costo per il mercato italiano, sia la versione classica hanno vinto i premi come miglior guanto del 2009 nelle loro categorie. Cosa significa per te ricevere un apprezzamento del genere?

    -4: Paolo:  E' motivo di grande soddisfazione, indubbiamente. Io, personalmente, mi emoziono ogni volta che vedo un portiere con i nostri guanti, dalle categorie pulcini fino alla Champions League. Grazie a tutti i portieri che hanno scelto Reusch. Grazie davvero.

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    -5:  da quello che si può vedere nel catalogo 2010, disponibile su www.reusch.com avete ancora di più ampliato l'offerta dell'abbigliamento da allenamento, ma è in quello da gara che si intravede qualcosa di rivoluzionario. Cosa ci puoi raccontare di Shirt I e Shirt II (nella sua versione a 3/4) che sembrano a vista qualcosa di davvero innovativo e mai visto in questo settore.

    -5:  Sara:  Come pionieri dei guanti, cerchiamo anche nell'abbigliamento di essere sempre all'avanguardia. Sono molta orgogliosa che  i nostri prodotti abbiano ancora oggi un aspetto innovativo come allora.

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    -6 : facendoti i complimenti per le linee degli ultimi due anni, che hanno puntato molto sulla protezione, e per questo sono state premiate dalle vendite sul nostro sito, ti chiediamo di svelarci qualche segreto del tuo lavoro e sul come si sviluppano i progetti dalla carta al capo finito.

    -6:  Sara:  Concordo con Paolo che non posso parlare del "mio" lavoro ma di progetti discussi, rivisti, corretti, rivisitati e solo alla fine approvati da tutti noi...questo e' il segreto della Reusch.

  • Portierecalcio.it intervista l'indimenticato portiere del Napoli Pino Taglialatela

    Pino TaglialatelaPino Taglialatela è stato uno dei Grandi del Napoli Calcio, un nome da accostare con pari dignità a numeri 1 come Zoff, Castellini, Garella e il compianto Giuliani tra quelli che hanno fatto grande la storia degli azzurri e oggi Portierecalcio.it ha il piacere vero di fare quattro chiacchere con lui, scoprendo dove vive e cosa fa attualmente e cosa pensa del calcio e del suo ruolo.

    D. Chi è e cosa fa oggi Pino Taglialatela?

    R. Oggi sono un papà felice.. seguo mio figlio, che ha 13 anni e mi occupo di immagine e pubblicità con un mio carissimo amico,  in più ho una scuola calcio a Ischia con un attenzione particolare sui portieri.. magari tra qualche anno vedrete in serie A un mio portierino!!!!

    D. Qual è stato il momento più bello della tua carriera?

    R. Il momento più bello sicuramente l'esordio in serie A con il Napoli.. 6 gennaio 1991 Juve -Napoli. In squadra avevo Maradona, Careca, Ferrara, De Napoli, Crippa. Non credevo a quello che vedevo... mentre nella Juve c'era Baggio, Tacconi,  Schillaci... praticamente tutti i giocatori che hanno partecipato al mondiale 90...vi lascio immaginare le mie sensazioni!!!

    D. Quale invece è stato il momento più nero?

    R. Indubbiamente la retrocessione con il Napoli nel 98 nella partita Parma Napoli... una ferita che non si chiuderà mai..un dramma sportivo!!!!!

    D. Ti piacerebbe lavorare con l'attuale Napoli calcio?

    R. Sarei ipocrita se dicessi di no... mi piacerebbe perché adoro il Napoli, è stata la mia casa e la mia famiglia per 15 anni... mi sarebbe piaciuto chiudere la carriera a Napoli, ma l'attuale dirigenza non vede di buon occhio i ritorni!!!! (e ce ne siamo resi conto con il mancato ingaggio di Fabio Cannavaro, poi finito alla Juventus ndAzzurro)

    D. Portieri si nasce o si diventa?

    R. Portieri si nasce, anche se oggi in campo ne vedo tantissimi costruiti e non parlo di portieri italiani. Tutto il rispetto per gli stranieri, ma io lavorerei più sul nostro prodotto, secondo me ancora il migliore al mondo!!!

    D. La preparazione del portiere è oggi migliorata rispetto al passato?

    R. Sicuramente è cambiata, ma non certo migliorata. Io sono dell'avviso che il portiere deve evitare gol e lavorare durante la settimana per quello, studiare gli avversari e non lasciare niente al caso. Vorrei vedere portieri con meno alti e bassi, vedi Buffon Julio Cesar, Frey, i top e poi quest'anno mi sono piaciuti Curci, Marchetti e Sorrentino...davvero bravi!!!! Non dimenticando Amelia che secondo me ha ancora molti margini di miglioramento!

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  • Portierecalcio.it intervista Giacomo Brichetto

    Giacomo Brichetto - portiere del NovaraConosco Giacomo Brichetto da un po' di tempo, avendo avuto occasione di scambio di opinioni e di quattro chiacchiere su un altro sito del settore. Lo ritengo uno dei portieri migliori e più interessanti in prospettiva di tutta la serie C1, dove quest'anno prima di un brutto infortunio alla spalla si è distinto tra i pali del Novara Calcio.

    Con lui parliamo dello spirito del calcio, della sua crescita calcistica e delle sue aspirazioni per il futuro. Ecco le nostre domande e le sue risposte.

    1. Calcio: lavoro o divertimento? Quale dei due aspetti è più importante per te?
    "Decisamente lavoro. Un lavoro da privilegiati, perché abbiamo la fortuna di fare quello che ci piace. Ma per quanto sia divertente, è indubbiamente un lavoro, soprattutto per le pressioni che arrivano dall’esterno che, in certi momenti, fanno proprio dimenticare l’aspetto più divertente del calcio."

    2. Parliamo dei tuoi idoli: a quale portiere ti sei ispirato o ti ispiri?
    "Non mi sono mai ispirato a nessuno sinceramente, credo che quelli della mia generazione siano già cresciuti calcisticamente con il mito di Buffon, sebbene sia solo 5 anni più grande di me. ma a 17 anni già giocava quindi a 12 anni già potevo intravedere in lui un modello! Oggi come oggi invece mi piace molto Cech."

    3. Per quale motivo hai cominciato a giocare in porta?
    "Non saprei... ci sono finito durante il primo allenamento della scuola calcio, direi per l’altezza, e non ne sono mai più uscito!"

    4. I preparatori che ti hanno seguito sono stati importanti per te? Quale ricordi con maggior piacere?
    "Sono stati sicuramente importanti, specialmente Rama che mi ha preso a 16 anni nelle giovanili dell’Alessandria e mi ha dovuto insegnare tutto visto che provenivo dalla Terza categoria. Poi ricordo Federici che nei 2 anni a Martina Franca mi ha fatto crescere molto. Ricordo con piacere anche Villa che nei 2 anni a Sanremo in C2, i primi da titolare, mi ha saputo valorizzare."

    5. Nonostante tu sia giovane, hai già qualche anno di carriera alle tue spalle? Qual è stata il momento più bello, e quale il più brutto?
    "Ho esordito nei professionisti a 18 anni, ma fino ai 22 non ho mai avuto la chance di giocare titolare. Ad Alessandria ero molto giovane e ho racimolato 9 presenze in C2 più le varie in Coppa Italia. A Martina ho fatto il secondo per 2 anni giocando 1 sola volta in C1. Meno male che in questi anni giungevano le convocazioni delle Nazionali giovanili, altrimenti probabilmente ora starei facendo un altro lavoro! Il momento più bello direi l’esordio nei professionisti, poi ci metto un Inghilterra-Italia U20 1-4 in cui ho disputato una delle migliori partite. Ricordo con piacere anche un Martina-Bari di TIM Cup in uno stadio stracolmo. La passata stagione ho vissuto parecchi momenti positivi, belle partite, interventi difficili, ma non mi ci soffermo più di tanto! Momenti più brutti ne ho passati molti, in modi diversi. Sia quando non giochi, sia quando le cose non vanno per il verso giusto e magari vieni contestato. Ma fa’ parte del gioco... e in una carriera sono sicuramente di più i momenti difficili che quelli in cui tutto ti gira per il verso giusto, per questo ci vuole sempre molto equilibrio."

    6. E' importante nella tua squadra avere un buon rapporto con gli altri portieri? Come ti sei trovato quest'anno a Novara con Micillo e Berti?
    "E’ molto importante secondo me, allenarsi con serenità e giocare tranquillo fa rendere molto di più. Quando io facevo l secondo portiere mi sforzavo, per quanto "rosicassi" a stare in panchina, di essere corretto e leale con l’altro portiere. E difatti ho ancora adesso a distanza di anni ottimi rapporti con tutti i portieri di cui sono stato il secondo, in alcuni casi vere e proprie amicizie, merce rara nel calcio. Appena sono passato titolare però mi sono reso conto che non tutti la pensano come me, vedo molta negatività, molta invidia anche da parte di chi ormai ha dato tutto e a fine carriera potrebbe aiutare un ragazzo più giovane. Insomma, qualcuno cerca di metterti il bastone tra le ruote. Ma con Berti il rapporto è stato ottimo, spero di ritrovarlo anche l’anno prossimo."

    7. Se, come ti auguriamo, arriverai a calcare i campi della serie B o meglio ancora della A, con che numero ti piacerebbe giocare?"
    "Non saprei... prima spero di arrivare in quelle categorie, poi ci penserò!!

    8. Ti tenta l'esperienza internazionale?
    "Molto, ho un’autentica passione per il calcio inglese, e per l’estero in generale. Quando ero più giovane sembrava ci potesse essere la possibilità, ma non si è mai concretizzato nulla. In ogni caso, la speranza è l’ultima a morire!!"

    9. Parliamo di abbigliamento: come preferisci vestirti in allenamento e come in partita?
    "In allenamento uso dei pantaloncini speciali per proteggere i fianchi, poi di solito pantaloni ¾ e una felpa sopra la normale maglietta da allenamento. In partita maglietta a maniche corte (quando me le fanno tagliare!!) e pantaloncini senza imbottiture."

    10. Come dovrebbe essere per te il guanto da portiere "perfetto"?
    "A me piace il guanto che sia abbastanza aderente, ma non ho modelli in particolare..uso quelli che mi da lo sponsor tecnico e quando individuo il modello che mi piace vado avanti con quello."

    Ringraziamo Giacomo per la disponibilità e gli auguriamo un pronto recupero dal problema alla spalla che l'ha costretto alla fine anticipata del campionato. Siamo convinti che a settembre lo rivedremo tra i pali più forte di prima, pronto a stupirci ancora con i suoi interventi ai limiti dell'impossibile.

  • Portierecalcio.it intervista Davide Faraon

    Davide Faraon - Portiere del TarantoGrazie all'aiuto indispensabile di Luca "Rossoblu87" Barone (autore della foto) e del Direttore Generale Vittorio Galigani, a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti, abbiamo avuto la possibilità di incontrare nella mattinata di ieri Davide Faraon, portiere titolare del Taranto Sport, ventitré anni ad agosto e rivelazione positiva di questa stagione. Il portiere rossoblù ha infatti sostituito Nicola Barasso, conquistandosi il posto con ottime prestazioni e subendo solo tre gol nelle tredici partite sin qui disputate.

    Con lui abbiamo avuto una chiacchierata informale, parlando della sua carriera, delle sue aspirazioni, del materiale e dell'abbigliamento tecnico che usa in allenamento e in partita. Ecco le sue risposte alle nostre domande.

    1. Il calcio per te oltre a essere lavoro riesce a essere anche divertimento?
    "E' prima divertimento e poi lavoro perché giocare in posti dove ti pagano per andare dietro a un pallone, credo che sia bellissimo. Deve essere sempre prima un divertimento e poi un lavoro."

    2. Chi sono i tuoi idoli o comunque i tuoi punti di riferimento? Ti ispiri a loro?
    "I miei idoli sono persone che sono "arrivate" nel calcio come Toldo e Buffon. Ispirarsi e imitare la tecnica non è facile, così come non lo è il paragone, ma spero di riuscire a fare quello che hanno fatto loro."

    3. Come hai cominciato a giocare in porta?
    "Tutta colpa di mio padre. Facevo il difensore centrale, però menavo troppo e allora per sicurezza mi hanno messo letteralmente in porta." (dice sorridendo ndAzzurro)

    4. Quali sono i preparatori che ti hanno seguito?
    "Importanti non tanti, ma ho imparato da tutti e le cose che hanno detto mi sono sempre servite, lavorando nella maniera migliore."

    5. Quali sono stati i momenti più significativi della tua carriera?
    "Il più bello penso che sia quest'anno. Ho fatto anche i playoff in serie B con il Perugia, però vivendoli dalla panchina non mi sono sentito coinvolto del tutto, visto che non potevo essere in campo. Diverso è il giocare, visto che ti da sensazioni diverse e molto positive."

    6. Che rapporti hai con Nicola Barasso (attuale riserva)?
    "Come già detto nell'intervista a Taranto sera, con Nicola ho un grandissimo legame anche perché lui è sempre stato pronto a darmi una mano in ogni momento. Quando vai al campo una volta al giorno per allenarti è fondamentale mantenere un ottimo rapporto con i compagni di squadra e soprattutto di reparto."

    7. Una curiosità: se dovessi arrivare a giocare in serie A o in serie B, quale numero vorresti sulle tue spalle?
    "Un numero vale l'altro, ma se dovessi scegliere, mi andrebbe benissimo il 12, visto che a Perugia lo avevo. L'importante è arrivare in quei campionati, poi va bene anche il 1121..."

    8. In allenamento tendi a usare abbigliamento protettivo, o ti limiti a utilizzare ciò che ti passa la società (anche se magari non ti protegge)?
    "Per me proteggermi in allenamento è fondamentale e uso un pantaloncino imbottito e attillato in neoprene per evitare le borsiti ai fianchi."

    9. In partita come preferisci vestirti? Protezione o libertà di movimento?
    "Preferisco la massima libertà di movimento, però uso maglie a maniche lunghe imbottite, come quella che indosso adesso di colore rosa (un modello da noi in vendita in altri colori). Qui però entra anche in gioco il fattore scaramanzia, visto che se vinciamo, continuiamo a indossare le stesse cose."

    10. Quale marca di guanti utilizzi e hai utilizzato in passato?
    "Sono sponsorizzato dalla Uhlsport da 2 anni e mezzo, quindi uso i guanti e le scarpe che mi passano loro, ma li ho utilizzati anche in passato e mi ci trovo davvero bene."

    11. Con quale modello ti sei trovato meglio?
    "L'Absolutgrip X-change lite della Uhlsport, piacendomi parecchio i palmi sagomati, molto più resistenti rispetto a quelli tradizionali, che in allenamento, sfruttandoli ogni giorno, mi durano molto meno."

    12. Ho notato che i guanti Uhlsport che usi hanno nelle versioni in vendita le stecche. Tu le utilizzi o ne fai a meno?
    "Mi capita di usarle, visto che ho la tendenza a insaccarmi le dita, anche se ultimamente ne sto facendo a meno. A differenza di alcuni miei colleghi, non mi danno fastidio e comunque in partita la concentrazione è tale, che non le sento e quindi è come se non le avessi."

    Ringraziamo Davide Faraon per la disponibilità e la simpatia avuta nei confronti della nostra iniziativa e gli auguriamo i migliori successi professionali e nella vita.

  • Taranto Sport: Faraon dice la sua

    Davide Faraon - Portiere del Taranto.Ci occupiamo oggi di Serie C e della squadra della nostra città, il Taranto Sport, riprendendo alcuni estratti di un'intervista, pubblicata su Tarantosera all'attuale numero 1 della squadra rossoblù Davide Faraon. Una lettura interessante che può aiutare a capire come funziona il calcio "minore".

    Non dite a Davide Faraon, 21 anni ed una carriera che molti profetizzano come luminosa, che è il titolare della maglia numero 1. "Io non mi sento titolare. Si è titolari quando lo dice l’allenatore. E il mister lo dice soltanto la domenica mattina". Marco Cari però, dalla trasferta di Castellammare in poi, ha però sempre preferito lui a Nicola Barasso, che i galloni li portava dall’estate. Prima un infortunio, poi una serie di prestazioni altalenanti del portierone stabiese hanno dato vita ad un ballottaggio che adesso sembra avere un vincitore. "Ma tra me e Nicola non ci sono problemi, nè rivalità. Anzi, posso dire che siamo amici, amici veri. Ci unisce un rapporto sincero, e non abbiamo problemi neppure a parlare di questa situazione. Lui è un bravo ragazzo ed un eccellente professionista, da cui si può imparare tanto, e non mi ha mai messo in difficoltà. Semmai, mi ha aiutato".

    Svicola, il giovane portierino rossoblu, quando gli vengono snocciolati i dati che lo vedono come uno dei portieri meno battuti della serie C nel rapporto tra minuti giocati e gol subiti: "Diciamo che sono stato bravo a sfruttare le occasioni che mi si sono parate davanti. In ritiro, questa estate, sapendo di avere un compagno di reparto come Nicola Barasso, pensavo che anche quest’anno avrei giocato poco". Invece, la storia ha preso un binario diverso.

    Domenica il Taranto affronterà il Crotone in trasfera per un incontro fondamentale per entrambe le squadre. Un antipasto dei prossimi playoff? Se lo augurano tutti.

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