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  • Scopriamo Vito Mannone, l'esordiente portiere italiano dell'Arsenal in Champions League

    Ieri sera, come tanti altri appassionati di calcio, mi apprestavo a vedere in televisione la Champions League. Nell'attesa dell'inzio delle partite, scopro che in porta all'Arsenal avrebbe fatto il suo esordio il giovane portiere italiano Vito Mannone. E chi sarebbe costui, mi son chiesto stupito. Appena possibile ho reperito informazioni su questo giovane talento italiano, partito dall'Italia qualche anno fa e ancora alla ricerca di spazio nel calcio che conta.

    mannoneVito Mannone nasce a Desio 21 anni fa. Cresce calcisticamente nell'Atalanta e giovanissimo viene prelevato nel 2005 dall'Arsenal di Wenger. Nessun 'ratto', ma un accordo tra le due società e un indenizzo di oltre 200.000 euro.  Pochi mesi dopo, il prestito di tre mesi al Barnsley e quattro partite giocate prima di tornare alla casa madre per recuperare da un infortunio al ginocchio. Poi altri due tentativi sfumati di prestito in Scozia, prima all'Inverness e poi al Gretna. In questo lasso di tempo, per il portiere italiano solo partite nella squadra riserve, pur avendo rinnovato alla fine del 2007 il suo contratto con i Gunners. Dalla stagione 2008/2009 la 'promozione' a terzo portiere alle spalle di Almunia e Fabianski e l'esordio nell'ultima di campionato con la vittoria per 4-1 contro lo Stoke City.

    L'esordio in Champions League è il risultato delle contemporanee assenze dei suoi due compagni. Due gol in soli cinque minuti avrebbero steso chiunque, ma il bravo Mannone ha saputo riprendersi e partecipare attivamente alla rimonta della sua squadra, uscita vittoriosa per 3-2 dal campo dello Standard Liegi. Ora per lui si prospetta nuovamente la tribuna, ma questa partita potrebbe essere solo la prima di una lunga serie. Il primo passo è stato fatto, ora dipende (ancora una volta) solo da lui. Noi possiamo solo fargli un grossissimo in bocca al lupo.

  • Buffon non si sente leggenda, ma chiede rispetto

    buffon critica i giornalisti"Durante la Peace Cup in Spagna i tifosi mi hanno fatto ottomila inchini, l'allenatore dell’Aston Villa ha voluto conoscermi e mi ha detto che per lui sarò sempre una leggenda. Poi torno in Italia e c'è chi si domanda perché noi vecchietti siamo ancora in Nazionale. Nel nostro Paese, insomma, c'è poco rispetto". Parole di Gigi Buffon, infastidito dalle continue critiche che sono costretti a sentire da certa stampa, soprattutto durante le partite con la nazionale. Poi ci tengo a precisare, che come spesso accade, i giornali riportano le parole in modo artefatto, facendo passare Buffon per un esaltato che ama chiamarsi leggenda davanti allo specchio...

    Una polemica nata e sopita in un istante, perché Buffon ha il diritto di esprimersi e sa non essere mai scontato. Chiede rispetto sapendo di meritarselo, pur conscio di non avere più le caratteristiche che lo hanno reso la 'leggenda'. Ma i migliori sanno sempre come ottenere il massimo da se stessi.

  • Buffon parla della sua vita, tra sbagli, ammissioni e serenità ritrovata

    Sull'edizione odierna de Il Giornale è stata pubblicata un'intervista a Gigi Buffon, realizzata da Giancarlo Perna, esperto giornalista, famoso per le sue interviste 'anomale'. Il portiere bianconero non si è sottratto alle sue domande e n'è uscita fuori un'intervista molto particolare. A seguire, ne riprendo alcune parti davvero interessanti, a partire dalla descrizione che ne fa Perna durante la conferenza stampa ufficiale: "Gigi non dà confidenza, né la prende. Anziché un giovanottone di 30 anni, sembra più maturo di un cinquantenne maturo. Un ruolo importante gioca anche il suo aspetto. Barba di due giorni, basette lunghe fino ai lobi, sopracciglia ad arco che danno gravità al viso". Poi via con le domande:

    Il portiere è l’unico che usi le mani. In che altro si distingue dai compagni: "Può sembrare più estroverso e pazzarello. È solo più sensibile e solitario. Fa un po’ di scena per farsi compagnia mentre gli altri giocano. Un modo per distinguersi e attirare l’attenzione quando gli occhi di tutti sono sul resto della squadra".

    Da tre mesi, non gioca. Frustrato o tanto guadagna lo stesso: "Guadagno da quando ho diciassette anni. È un dato acquisito. Non è più uno stimolo, né una particolare gioia. Fa parte di te. Rimane la passione per quello che fai".

    Nel fondo, però, è un sentimentale. È rimasto con la Juventus anche in B, diversamente da Cannavaro: "Sono una persona corretta che dà priorità al sentimento. Preferisco prenderla in tasca io che metterla in tasca agli altri. Ma se mi fanno un torto, non do una seconda possibilità. Penso anche che nella mia posizione si debbano dare esempi belli e importanti".

    Cassano ha avuto 700 donne: "Non mi sono mai fatto mancare niente. Ma se da scapolo non ho messo in piazza la mia vita, figurati se lo faccio ora".

    Nel libro ha confessato di essersi comprato il diploma: "Mi mancava un anno per finire ragioneria. E così...".

    Si è mai drogato: "A parte gli spinelli in collegio, mai preso stupefacenti. Vengo da una famiglia sportiva e certi valori sono importanti. Un problema di autostima".

    È considerato di destra: "Tra destra e sinistra, preferisco la destra. È innegabile".

    L’hanno accusata di antisemitismo perché da ragazzo nel Parma indossò la maglia numero 88, due volte l’ottava lettera dell’alfabeto, HH. Simbolo nazista per Heil Hitler. Chiese scusa e la cambiò con un 77: "Mai stato antisemita. Ignoravo il simbolo. Fu il Parma a impormi il cambio. Obbedii per debolezza. Oggi, a 30 anni, terrei la maglietta".

    Tra i suoi colleghi chi ammira di più: "Gattuso. È genuino e altruista. Splendido".

    Che si aspetta dal 2009: "Nulla. Il futuro si crea. Devo impegnarmi per fare qualcosa di importante".

    Il testo completo dell'intervista è leggibile qui

  • Julio Cesar parla di sé, dell'Inter e del Brasile, con le Olimpiadi in testa

    Ieri sera Julio Cesar, portiere dell'Inter e della nazionale, è stato ospite su Sky della trasmissione "Attenti a quei due", condotta da Gianluca Vialli e Paolo Rossi. Tantissime le domande rivolte al giocatore interista, dal suo arrivo in Italia, passando per Ronaldinho e la nazionale brasiliana.

    Julio Cesar arriva in Italia nel gennaio del 2005 “A Chievo sapevo che non avrei giocato. L’Inter mi aveva chiesto: vuoi rimanere al Flamengo fino a giugno o vuoi venire in Italia, imparare il calcio italiano e la lingua? E ho scelto così". Dopo il parcheggio a Verona, viene richiamato all'Inter nella stagione successiva e preferito a Toldo. Pian piano s'impone e diventa titolare inamovibile. Le voci su un interessamento di Moratti per Buffon un pò lo infastidiscono “Un pò di fastidio è normale, ma ho pensato subito che se loro mi hanno preso è perché ho delle qualità. Il primo anno ho fatto così così, il secondo anno, abbiamo vinto lo scudetto. Poi mi hanno prolungato il contratto ed è stato ancora meglio. In questi anni sto facendo bene", ma sul portiere juventino dice "Buffon è tecnicamente fortissimo, ha carattere, quando scende in campo i difensori sanno chi hanno dietro. Ha vinto un mondiale alla grande, penso che non abbia vinto il Pallone d’Oro perché non ha parato un rigore in finale e tanti hanno scelto lui come migliore portiere al mondo. Penso di essere ancora un pò indietro, non mi sento inferiore, ma devo conquistare tante cose per arrivare al suo livello".

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  • Varie dall'estero: Dudek fuori dalla nazionale e Schemichel jr reclama spazio

    In questa giornata avara di notizie interessanti, vediamo un pò di soffermarci su quello che offre l'estero. Due nomi: Jerzy Dudek e Kasper Schmeichel, rispettivamente eroe di Instanbul e figlio del portierone danese.

    Partiamo da Dudek quindi. L'ex portiere del Liverpool, ora riserva di Casillas al Real Madrid, è stato ufficialmente escluso dalla lista dei 31 giocatori preselezionati dal ct olandese della Polonia Leo Beenhakker. I portieri scelti sono Boruc (Celtic Glasgow), Kuszczak (Manchester United), Fabianski (Arsenal) e Kowalewski (Korona Kielce). E' molto probabile che la scelta di andare a fare la riserva, seppure in un grande club, abbia contato molto nelle scelte del tecnico. Per Dudek si chiudono definitivamente le porte della nazionale dopo la mancata convocazione per i Mondiali di Germania del 2006. Difficile, se non impossibile per lui a questo punto, tornare nel giro della nazionale polacca.

    L'altro portiere di cui voglio parlare è il figlio di Peter Schmeichel, indimenticato numero 1 del Manchester United e portiere della nazionale danese, vincitrice degli Europei del 1992. Come alcuni di voi ricorderanno, all'inizio della stagione Kasper Schmeichel ha esordito in Premier League nel Manchester City, approfittando dell'infortunio del titolare svedese Isaksson. Alcune buone prestazioni sotto la guida di Eriksson e anche un rigore parato nel derby con il Man U, e poi il trasferimento per fare esperienza al Coventry (dove gioca attualmente). Il giovane Kasper ha espresso l'intenzione di continuare a giocare, piuttosto che tornare al City per fare panchina. Tre anni di contratto, lasciano la società con la possibilità di rimandarlo in prestito in una società più importante del Coventry, oppure pensare alla cessione, cosa altamente improbabile, date le capacità fatte intravedere dal portiere.

    Un'altra nota in chiusura che riguarda ancora l'Inghilterra: Cudicini sembra essere seguito dall'Aston Villa. Dopo tanti anni passati al Chelsea, per il portiere milanese potrebbe esserci un'altra occasione per giocare da titolare. Se in Italia non lo cerca nessuno e lui vuole divertirsi ancora un pò, quella di Birmingham mi sembra un'ottima soluzione.

  • Su Amelia c'è il Palermo

    Carlo Pallavicino, procuratore di Marco Amelia, parla dell'interessamento del Palermo di Zamparini  su stadionews24: "Ci sono buone possibilità che il giocatore possa arrivare a Palermo, anche se con Foschi non abbiamo ancora parlato di questo argomento".

    E' un invito del procuratore rivolto alla dirigenza rosanero per farsi avanti? Il Palermo, almeno per ora, sembra l'unica destinazione di un certo livello per Amelia, già sicuro di lasciare Livorno, qualunque sia l'esito della stagione. Fontana ha già prolungato il contratto sino al 2009, ma non credo che questo possa essere di impedimento ad un approdo del portiere romano in Sicilia.

    Aggiungiamo Palermo al Valencia e al Tottenham. Ottime piazze, ma nessuna di prima fascia, ma se l'obiettivo è quello di giocare sempre, allora che Amelia ponderi bene il suo futuro, altrimenti rischia di fare la fine di De Sanctis, ancora in lizza per il terzo posto da portiere agli Europei di Svizzera e Austria, ma panchinaro nel Siviglia di Palop.

  • Doni-Panucci. Un approfondimento sul litigio di Udine

    Dopo il litigio tra Doni e Panucci c'è chi ha preso le difese del portiere e chi del difensore, pur non riuscendo esattamente a capire se Doni avesse avvisato Panucci della presenza di Di Natale e cosa si fossero detti dopo. Ora cerchiamo di fare quanta più chiarezza possibile sul durante e anche sul dopo.

    Innanzitutto, la scintilla che ha causato il diverbio, quasi diventata una vera è propria rissa, pare essere una diversa interpretazione della "chiamata" di Doni al momento del cross, perciò il numero 32 della Roma qualcosa a Panucci l'ha detta (viene meno l'accusa di non aver detto avvisato il compagno). Doni ritiene di aver detto "uomo", mentre Panucci dice di aver udito "lascia". Dopo le insistenze del terzino, l'estremo difensore avrebbe perso le staffe e da qui ha inizio la diatriba. A fine partita, abbiamo poi visto Panucci invitare Doni a seguirlo con i compagni sotto i tifosi giallorossi, cosa che il brasiliano non ha voluto fare, lasciando quindi in sospeso l'evolversi del litigio, conclusosi poi nello spogliatoio in un nuovo tentativo di arrivare alle mani, ancora una volta evitato dai compagni. 

    Spalletti ha invitato i due a chiarirsi davanti ai compagni nel corso dell'allenamento di ieri. Non ci sarebbe stato altro che una tregua. Sicuro l'arrivo di una multa, anche se non si sa ancora quale sarà l'entità.

    A questo punto pare davvero difficile capire di chi è la colpa e di chi la ragione. Panucci non è uno che si tira indietro ed è conosciuto per il suo carattere "forte". Doni, quando ancora giocava in Brasile, ha scontato una squalifica di 40 giorni per aver partecipato ad una rissa durante un incontro. E' pur vero che ora sappiamo che Doni ha chiamato qualcosa al compagno, ma resta da capire se lo ha avvisato dell'uomo o di lasciar uscire la palla. Credo che a questo punto non lo sapremo mai.

  • Roma-Udinese. Il litigio tra Doni e Panucci

    Cosa è accaduto subito dopo il gol di Di Natale che ha portato momentaneamente in vantaggio l'Udinese sulla Roma? Cerchiamo di ricostruire l'accaduto. L'errore tecnico è di Panucci che lascia colpevolmente passare il pallone, ignaro della presenza di Di Natale o convinto che questo non potesse arrivare sulla palla. A quel punto Doni si trova impossibilitato a intervenire e costretto a raccogliere il pallone da in fondo alla rete. Chiarito l'aspetto "tecnico", passiamo allo "scambio di vedute" tra i due compagni di squadra: Doni accusa Panucci di non essere intervenuto e questo lo manda allegramente a quel paese. Lo scambio di battute e qualche contatto fisico tra i due viene a quel punto interrotto da Mexes. A fine incontro Panucci vorrebbe chiudere il contrasto, ma il portiere non è della stessa opinione.

    Ai giornalisti De Rossi dichiara: "È stata una discussione sull' episodio, da noi succede una volta all'anno, c'è un grande gruppo. Non è successo niente". Anche Spalletti dice la sua: "La lite tra Doni e Panucci? C'è stato un malinteso, non sta a me dire chi ha ragione o no. Gli errori si possono commettere. Bisogna essere bravi all'interno del gruppo, anche se poi possono succedere certe cose. Le situazioni individuali vengono sempre messe in secondo piano, bisogna andare avanti per un comune obiettivo. È fondamentale avere un comportamento di sintonia per la ricerca del risultato".

    Chi vuole guardare in video l'episodio, lo rimando a GazzettaTv

  • Dopo il casco, anche la maschera per Cech

    Martedì sera era tranquillamente seduto allo stadio per vedere i propri compagni conquistare la semifinale di Champions League. Oggi ha tutte le intenzioni di essere con loro il 22 aprile, data dell'incontro di andata contro gli storici rivali del Liverpool. Petr Cech è convinto di poter scendere in campo, nonostante i 50 punti di sutura applicati su mento e bocca, a seguito dello scontro fortuito in allenamento con Ben Haim. Per prevenire qualunque tipo di complicazione, verrà presto fornita una maschera protettiva che consentirà al portiere ceco di riprendere gli allenamenti e appena ottenuta l'autorizzazione della federazione inglese e dall'Uefa, anche di tornare a giocare in incontri ufficiali.

    In mancanza della certezza della presenza di Cech, la Uefa ha comunque autorizzato il Chelsea ad inserire nella loro lista per la Champions un ulteriore portiere, perché come già scritto in un altro articolo, l'indisponibilità di Cudicini, potrebbe costringere Grant a ricorrere al portiere delle giovanili Rhys Taylor.

    Concludiamo con un virgolettato di Cech: "Spero solo di sconfiggere la sfortuna che, da un po' di tempo, non mi dà tregua: adesso mi lasci un po' in pace".

  • Ballotta ha deciso di continuare un altro anno e non è detto che sia l'ultimo

    "Giocherò ancora un altro anno, mi diverto troppo e non ci penso proprio a smettere...". Il portiere della Lazio Marco Ballotta rivela la sua decisione davanti ai bambini della scuola elementare San Francesco di Roma. "Se devo essere sincero - spiega il 44enne giocatore agli alunni - già dieci anni fa dovevo smettere poi ho giocato altri dieci, e ne sono felice perchè si è rivelata la scelta giusta. Ogni anno mi dico che è l'ultimo, ma poi alla fine torno sempre in porta. Certo - conclude - anche quando sarò obbligato a smettere per me sarà triste perché giuro mi diverto tanto ancora tanto".

    Ancora titolare? Improbabile, che arrivi Carrizo oppure un altro, difficilmente Ballotta sarà ancora la prima scelta nella Lazio. Non che la cosa gli dispiaccia. Chiamato per fare il secondo di Peruzzi, s'è poi ritrovato a coprire il vuoto lasciato dal mancato arrivo del portiere argentino, già acquistato ma non tesserabile per il problema al passaporto. Titolare in campionato e in Champions League, dove ha anche avuto modo di stabilire il record del giocatore più anziano in campo. Improbabile a questo punto la permanenza a Roma di Muslera, voglioso di giocare con continuità.

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