olanda

  • Buffon non salva il disastro Italia

    Probabilmente la ricorderemo come la peggior partita giocata dalla nazionale italiana da un po' di anni a questa parte, e visto quanto accaduto, speriamo che sia difficile che un disastro così venga ripetuto presto.

    Non è bastato un Buffon capitano e determinato a salvare l'Italia da un 3 a 0 che scopre tutti i problemi della gestione Donadoni, a partire dalla scelta degli uomini, scesi in campo nonostante la forma bassa, in nome di una formazione tipo decisa da mesi sulla carta. Il portierone è probabilmente responsabile del secondo gol, ma non ci sentiamo di gettargli la croce addosso, vista la velocità dell'azione di contropiede e lo scarso (nullo...) aiuto della difesa.

    Certamente negli equilibri difensivi ha inciso anche la pesantissima assenza di capitan Cannavaro, ma Materazzi e soprattutto Barzagli sono apparsi spaesati, poco concentrati e stanchi: in una parola bolliti. Solo Grosso, subentrato nella ripresa ha dato un contributo oggettivo sia in fase di marcatura che di spinta, mentre le prestazioni di Panucci e Zambrotta sono state da matita blu.

    A centrocampo Ambrosini e Gattuso hanno dato il peggio di loro (soprattutto il secondo) facendoci rimpiangere De Rossi e soprattutto Aquilani, decisamente più in forma e lasciati comodi in panchina, quando avrebbero potuto dare un contributo molto più significativo in fase di contenimento, vista la velocità della manovra olandese.

    Riguardo l'attacco poco da dire: Toni è accompagnato dalla sfortuna quando indossa la maglia azzurra e ormai gli servirebbe una macumba per venirne fuori. Camoranesi più che fare l'esterno di destra vagava spaesato per il campo e Di Natale ha deluso le aspettative riposte in lui, cosa ancora più grave considerando che in panchina attendono per giocare al suo posto Antonio Cassano e soprattutto Alessandro Del Piero.

    Ora c'è la Romania e i tre punti servono come il pane...

  • van der Sar si gode il trionfo in Champions League

    Edwin van der Sar, il protagonista che non ti aspetteresti mai che potesse mettere il proprio sigillo sulla finale di Champions League. Eppure, ricordato in Italia per la sua brutta esperienza nella Juventus, il portiere olandese ha saputo riguadagnarsi la giusta fama a livello internazionale, ripartendo dal Fulham e per poi approdare al Manchester United, dove ha garantito esperienza e dato solidità all'intero reparto.

    Non è la prima volta che van der Sar si trova a difendere la porta in una lotteria dei rigori. Come non ricordare la finale Champions di Roma contro la Juventus, oppure la storica semifinale di Euro 2000 contro gli azzurri (dove Toldo fu monumentale). Terza finale di Coppa Campioni quindi e il portiere del Man U sa cosa vuol dire "Ho vinto la finale nel 1995 con l’Ajax e ne ho persa un'altra ai rigori. So quanto fa male. Dopo aver perso la Champions League del 1996 ero a pezzi e non uscii di casa per tre giorni. Sono contento che questa volta sia andata bene". Anche tanta fortuna però: "Siamo stati un pò fortunati sul rigore di John Terry, ma anch'io ero scivolato sul gol del pareggio del Chelsea dopo che la palla aveva avuto due deviazioni. Ci è andata bene, altrimenti adesso ci sarebbe qualcun altro qui. Il calcio e la vita possono dipendere da piccoli dettagli. I calci di rigore dipendono dalla qualità dell’esecuzione e al portiere non resta che sperare di pararne almeno uno".

    Sull'ultimo rigore, quello parato ad Anelka, van der Sar ha sfidato l'attaccante del Chelsea, indicando con la mano la sua destra, cosa che ha sicuramente messo confusione all'avversario. Queste le sensazioni dopo l'ultimo intervento: "Cosa ho provato dopo aver parato il rigore decisivo? Non ci riesco. Vedi la palla che arriva, la respingi, ti alzi e sai che la partita è finita. Hai due, tre, quattro secondi con te stesso, braccia al cielo e tutto che ti scorre nella mente. Vedi i compagni di squadra che arrivano ed è pura felicità. Prima di quel rigore, ne avevano segnati cinque. Avevo toccato il rigore di Ashley Cole e avrei dovuto pararlo. Ho cercato per tutta la carriera di assaporare questo momento decisivo ed è straordinario esserci riuscito. Sono grato ad Alex Ferguson di avermi dato l'occasione di giocare con il Manchester a 34 anni. A volte mi chiedo perché non sia successo prima, ma non importa. Ho vinto due campionati e questa sera la Champions League, e non è ancora finita".

    Dopo il ringraziamento a Ferguson, tecnico del Manchester United, sono anche arrivate le parole di apprezzamento di Marco Van Basten, attuale commissario tecnico della nazionale olandese: "E' un calciatore molto professionale: la sua presenza in squadra è una meraviglia per un allenatore. Questa vittoria è un bene per Edwin, spero sia positivo anche per l'Olanda: perchè lui è un modello per i miei giovani".

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