Disponibile la collezione Reusch Attrakt GK26 Tutti i modelli

Cerchi leggings e sottomaglie? Scegli tra tanti colori

Portiere e freddo: l'importanza del riscaldamento fisico e mentale

portiere e freddo

Francesco Ressa

Quando la temperatura scende, il portiere non può permettersi di “fare il solito”. Non perché il freddo sia un mostro, ma perché amplifica tutto quello che fai bene e, soprattutto, tutto quello che fai male.

Il freddo, per un portiere, è una condizione particolare. Non tanto per la temperatura in sé, quanto per quello che comporta durante una partita. Ci sono momenti in cui ti muovi poco, aspetti molto e, mentre aspetti, il corpo si spegne un po’. Non è una tragedia, è normale. Il punto è che spesso lo accettiamo come inevitabile, e invece si può gestire molto meglio di quanto si pensi.

Il problema non è giocare con il freddo. Il problema è arrivarci senza essere pronti. E quasi sempre, la differenza tra una partita in cui ti senti “presente” e una in cui ti senti legnoso, la fa il riscaldamento. Non quello fatto a memoria, ma quello costruito per le condizioni reali della giornata.

allenamento portiere in inverno

Il riscaldamento invernale non è quello di settembre con una felpa in più

Capita spesso di vedere portieri che affrontano il riscaldamento invernale nello stesso identico modo in cui lo farebbero a fine estate. Stessi esercizi, stessi tempi, stessa intensità. È comprensibile, perché la routine rassicura, ma quando le temperature scendono il corpo impiega più tempo a entrare in temperatura e alcune sollecitazioni troppo precoci diventano solo un rischio inutile.

Un muscolo freddo non diventa reattivo perché lo costringi a esserlo. Diventa più rigido, e un portiere rigido non è solo meno “bello” da vedere, è meno sicuro nei gesti. In inverno conviene cambiare mentalità: non devi dimostrare di essere acceso, devi accenderti davvero, con progressione e continuità.

Scaldarsi non significa sudare

Uno degli equivoci più comuni riguarda il concetto stesso di riscaldamento. Molti lo associano al sudore, come se fosse quello il segnale che il corpo è pronto. In inverno, però, sudare troppo è spesso controproducente. Significa disperdere calore, raffreddarsi più velocemente nelle pause e arrivare al calcio d’inizio con sensazioni peggiori di quelle iniziali.

L’obiettivo reale è aumentare la temperatura muscolare interna e rendere i movimenti elastici e fluidi. Meglio un’attivazione continua, senza pause lunghe, che una serie di esercizi intensi alternati a momenti in cui resti fermo a guardare gli altri. Il corpo, col freddo, ha bisogno di continuità. Se lo accendi e poi lo lasci lì, si spegne in un attimo.

Le articolazioni parlano prima dei muscoli

Quando fa freddo, spesso sono le articolazioni a mandare i primi segnali. Caviglie rigide, anche poco mobili, schiena che non collabora come dovrebbe. È una sensazione comune e non va ignorata, perché un portiere che compensa per rigidità finisce per “sporcarsi” nei gesti tecnici e, col passare dei minuti, si trascina addosso fastidi evitabili.

Caviglie e anche sono fondamentali, ma in inverno conviene ricordarsi anche di altre zone che spesso passano in secondo piano. Il collo, per esempio, lavora più di quanto si pensi in tuffi e uscite. I polsi, se freddi, assorbono peggio l’impatto nelle prime prese. La zona lombare, se rigida, rende più macchinosa anche una semplice posizione d’attesa. Non serve inventarsi nulla: serve solo prepararle in modo serio, con movimenti controllati e ripetuti.

Attivazione muscolare: accendere, non scaricare

Il riscaldamento non è il momento in cui devi dimostrare qualcosa. Non serve fare lo scatto più forte, né tuffarsi come se fosse già il novantesimo. Serve preparare il corpo a quello che chiederai durante la partita: movimenti brevi, esplosioni improvvise, ricadute controllate, ripartenze rapide. Se ti “scarichi” prima, in partita paghi il conto.

In inverno, cercare l’esplosività immediata è una tentazione, ma raramente è una buona idea. Il corpo risponde meglio se viene accompagnato verso l’intensità con gradualità, passando dal controllo alla reattività. Una progressione fatta bene ti porta a essere pronto senza arrivare affaticato, e soprattutto ti porta a muoverti pulito, con meno rigidità e più efficacia.

Le mani non sono un dettaglio

Con il freddo, le mani sono tra le prime parti del corpo a perdere sensibilità. E questa cosa, per un portiere, pesa. Perché una presa non sicura non dipende sempre da un errore tecnico: spesso dipende dal fatto che non stai sentendo il pallone come lo senti di solito. Le dita rispondono peggio, il contatto cambia, e la fiducia nel gesto cala senza nemmeno accorgertene.

Durante il riscaldamento, dedicare attenzione alle mani è fondamentale. Prese ravvicinate, piccoli rimbalzi controllati, movimenti semplici che ristabiliscono il contatto con il pallone. Non serve forza, serve confidenza. E quando la confidenza c’è, anche un pallone viscido o una traiettoria sporca diventano più gestibili.

Aggiungo questo commento lasciato in risposta sui social a precisa richiesta che serve a focalizzare ulteriormente la problematica legata alle mani durante la partita: bisogna cercare di mantenere attiva la circolazione: muovere continuamente dita e polsi, stringere e rilasciare i pugni e tenere le braccia in leggero movimento quando la palla è lontana. Restare completamente fermi peggiora il raffreddamento.

C’è chi riesce a giocare con sottoguanti, ma è una soluzione molto soggettiva perché può ridurre sensibilità e mobilità della mano. Può essere utile anche tenere vicino alla porta un asciugamano asciutto per tamponare i guanti nelle pause brevi e limitare la dispersione di calore. Non è risolutivo, ma aiuta.

Sarebbe ideale togliere i guanti e lavorare direttamente sulle mani, ma in partita il tempo è poco e spesso non è praticabile. Per questo è importante anche cambiare i guanti tra primo e secondo tempo, evitando di portarli in campo prima che inizi la gara.

infografica portiere corpo e mente in inverno

Anche la testa deve entrare in temperatura

Il freddo non rallenta solo il corpo, può influire anche sui tempi decisionali. Non parliamo di “voglia” o di concentrazione, ma di quel mezzo secondo che fa la differenza tra anticipare e reagire. In inverno è più facile arrivare a leggere tardi una situazione, non perché non la vedi, ma perché sei ancora fuori ritmo.

Per questo è utile inserire nel riscaldamento stimoli meno prevedibili, piccoli cambi di ritmo, segnali improvvisi. Non serve complicare le cose: basta evitare che tutto sia piatto e automatico. Un portiere deve sentirsi dentro la partita prima del primo tiro, non dopo.

I tempi morti fanno parte della gestione

In inverno, c’è una fase sottovalutata che rovina il lavoro fatto prima: il momento tra la fine del riscaldamento e il fischio d’inizio. Si aspetta, si parla, ci si ferma. E intanto, il corpo perde temperatura. Lo stesso succede durante le pause di gioco o quando la palla sta dall’altra parte per minuti interi.

Mantenere piccoli movimenti, mani attive, qualche spostamento leggero non è nervosismo, è gestione. È il modo più semplice per non buttare via quello che hai costruito nei minuti precedenti. E se lo fai bene, quando arriva la prima vera azione non ti prende “a freddo”, ti trova già pronto.

Abbigliamento sì, ma non come alibi

Coprirsi è importante, ma non può diventare una scusa. L’abbigliamento aiuta a mantenere il calore, ma non sostituisce un riscaldamento fatto bene. Anzi, coprirsi troppo spesso porta a sudare e a raffreddarsi più velocemente una volta fermi, soprattutto se sei costretto ad aspettare.

Gli strati devono accompagnare il movimento, non compensare una preparazione insufficiente. Quando il corpo è davvero pronto, spesso basta molto meno di quanto si pensi, e ci si sente meglio anche nei primi minuti di partita.

allenamento portiere inverno

Conclusione

Il freddo non va combattuto, va gestito. Il riscaldamento del portiere in inverno non è una routine da ripetere meccanicamente, ma una scelta consapevole che incide sulla prestazione e sulla prevenzione degli infortuni. Preparare corpo, mani e testa nel modo giusto permette di entrare in partita con sensazioni migliori, maggiore sicurezza e meno rischi inutili.

Non serve fare di più. Serve farlo meglio. E quando il corpo è pronto, anche il freddo smette di essere un problema.