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Che futuro per Ivan Provedel?

Che futuro per Ivan Provedel?

Gaspare Ressa

C’è un momento, nella carriera di un portiere, in cui la domanda non è più soltanto: «Quanto è forte?». La domanda diventa: «Quanto è ancora centrale nel progetto?».

Ivan Provedel oggi si trova esattamente in quel punto. Non perché abbia improvvisamente smesso di essere un portiere affidabile. Non perché la Lazio abbia dimenticato quello che ha fatto nelle ultime stagioni. E nemmeno perché un infortunio cancelli anni di prestazioni solide. Il problema, semmai, è più complesso: Provedel è finito dentro un incrocio delicato tra recupero fisico, cambio di allenatore, mercato, contratto in scadenza nel 2027 e crescita interna della concorrenza.

La notizia di questi giorni è che la Lazio deve sciogliere il nodo portieri. Dopo la separazione ufficiale con Maurizio Sarri, comunicata dal club il 27 maggio 2026, l’ambiente biancoceleste si prepara a un nuovo ciclo tecnico. Per Gennaro Gattuso manca solo l'ufficialità e, secondo diverse ricostruzioni, avrebbe già iniziato a sondare il gruppo e alcuni giocatori chiave in vista della prossima stagione. Tra questi ci sarebbe anche Ivan Provedel. 

Per un portiere, però, il cambio di allenatore non è mai un dettaglio. Un numero 1 vive di fiducia, gerarchie, continuità e percezione interna. Può essere tecnicamente forte quanto vuoi, ma se il club inizia a ragionare su più scenari, la porta smette di essere una certezza e diventa un tavolo di valutazione. Che è un modo elegante per dire: qualcuno rischia di dover fare le valigie.

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Provedel e il rebus della porta biancoceleste

Il punto centrale è semplice solo in apparenza: la Lazio ha troppi portieri per una sola porta.

Secondo le ultime notizie, il futuro di Provedel è intrecciato a quello di Christos Mandas, rientrato nei ragionamenti dopo il prestito al Bournemouth. Il riscatto del portiere greco non sarebbe più automatico, e questo complica i piani della Lazio. A Formello potrebbero ritrovarsi contemporaneamente Provedel, Mandas ed Edoardo Motta, giovane portiere sul quale il club sembra voler puntare per il futuro.

La linea riportata da più fonti è abbastanza chiara: la Lazio potrebbe decidere di trattenere soltanto uno tra Provedel e Mandas, lasciando crescere Motta come secondo. Se questa impostazione venisse confermata, Provedel entrerebbe automaticamente in una zona grigia: non fuori rosa, non bocciato, ma nemmeno più intoccabile.

Ed è proprio qui che la situazione diventa interessante per chi guarda il calcio con gli occhi del portiere. Perché Provedel non è un giovane da formare, ma un estremo difensore esperto, nato il 17 marzo 1994, alto 194 cm, arrivato alla piena maturità calcistica dopo una carriera costruita passo dopo passo tra Pisa, Perugia, Modena, Pro Vercelli, Empoli, Juve Stabia, Spezia e Lazio.

Non parliamo di un portiere “fortunato” capitato lì per caso. Provedel è uno di quei numeri 1 che si sono guadagnati tutto. Ha fatto gavetta, ha conosciuto la Serie B, ha vissuto piazze complicate, ha assaggiato momenti difficili e poi è arrivato alla Lazio, dove ha giocato stagioni importanti.

I numeri: dalla gavetta al record con la Lazio

Le statistiche aggiornate su Wikipedia al 4 marzo 2026 raccontano bene il percorso di Provedel: 384 presenze complessive nei club, 491 gol subiti e addirittura 2 reti segnate in carriera. Sì, perché Provedel appartiene a quella rarissima categoria di portieri che non si sono limitati a evitare gol, ma almeno una volta hanno deciso che, evidentemente, davanti non ci stavano pensando abbastanza loro.

La sua prima rete arrivò con la Juve Stabia, nel 2020, contro l’Ascoli. La seconda è entrata direttamente nella memoria recente del calcio europeo: il colpo di testa contro l’Atlético Madrid in Champions League, il 19 settembre 2023, per il definitivo 1-1 all’Olimpico. Una scena quasi da film, ma con una differenza sostanziale: nei film spesso esagerano, lì invece è successo davvero.

Con la Lazio, sempre secondo le statistiche disponibili, Provedel ha raggiunto 146 presenze complessive, subendo 163 reti e segnando una rete. In campionato, il dato riportato è di 124 presenze con 132 gol subiti. Nella stagione 2022/2023 fu protagonista di un’annata eccezionale: 21 clean sheet in Serie A, record eguagliato con mostri sacri come Gianluigi Buffon e Morgan De Sanctis, e premio come miglior portiere del campionato.

Questo è il punto da non dimenticare: Provedel non è diventato improvvisamente “un problema”. La Lazio oggi ha un problema di gestione della porta, non necessariamente un problema chiamato Provedel.

L’infortunio alla spalla: una stagione condizionata

A rendere tutto più delicato c’è l’infortunio alla spalla. Il 7 marzo 2026 la Lazio aveva comunicato che Provedel, dopo esami strumentali, aveva riportato una lesione del legamento gleno-omerale associata a interessamento del cercine glenoideo. Il club aveva poi annunciato l’intervento di stabilizzazione artroscopica della spalla.

L’11 marzo la stessa Lazio aveva comunicato la dimissione del portiere dopo l’operazione, definita perfettamente riuscita, con un periodo iniziale di riposo articolare con tutore e successivo protocollo riabilitativo.

Per chi non vive il ruolo da vicino, la spalla può sembrare “solo” un problema fisico come un altro. Per un portiere, invece, è una zona fondamentale. La spalla entra in quasi tutto: tuffi laterali, cadute, uscite basse, contrasti, respinte, rialzate rapide, impatti con terreno e avversari. Un portiere può avere piedi buoni, lettura del gioco, personalità e senso della posizione, ma se non si fida del proprio corpo nel momento dell’impatto, perde una parte enorme della sua efficacia.

Il recupero fisico, quindi, sarà solo metà della questione. L’altra metà sarà mentale: Provedel dovrà tornare a tuffarsi, cadere, rialzarsi e attaccare il pallone con la naturalezza di prima. E questa è una cosa che non si misura soltanto con un referto medico.

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Inter, Bologna, Fiorentina: chi guarda Provedel?

Sul mercato, il nome di Provedel continua a circolare. Le ultime ricostruzioni parlano dell’interesse di Inter, Bologna e Fiorentina. L’Inter lo valuterebbe come profilo esperto, eventualmente da inserire alle spalle di Josep Martinez; il Bologna potrebbe invece rappresentare uno scenario diverso, con la possibilità di giocarsi una maglia da titolare; la Fiorentina resterebbe una pista da monitorare soprattutto in caso di cambiamenti nella propria porta.

La differenza tra queste destinazioni è enorme.

Fare il vice in una big può essere prestigioso, certo. Ma per un portiere di 32 anni, reduce da un infortunio importante e con ancora stagioni davanti, la priorità potrebbe essere un’altra: giocare. Non solo allenarsi bene, non solo far parte di un grande gruppo, ma sentire davvero la porta come propria.

Ed è qui che Provedel dovrà essere lucido. Perché il portiere vive anche di ritmo. Può allenarsi ogni giorno al massimo, ma la partita resta un’altra cosa. La pressione dello stadio, il primo pallone sporco, l’uscita alta con traffico davanti, il tiro deviato, la decisione presa in mezzo secondo: sono tutte situazioni che nessun allenamento replica davvero al 100%.

Motta e Mandas: il futuro è già presente

La crescita di Edoardo Motta ha cambiato il peso delle gerarchie. Quando un giovane portiere risponde bene, il club inizia inevitabilmente a fare valutazioni diverse. Non sempre perché il titolare abbia deluso, ma perché nel calcio moderno la gestione patrimoniale conta quasi quanto quella tecnica.

Un portiere esperto con ingaggio importante, contratto in scadenza nel 2027 e mercato potenziale può diventare una risorsa da monetizzare. Un giovane in crescita può diventare un investimento da proteggere. Un portiere come Mandas, se rientra, può rappresentare un’ulteriore alternativa. Ed ecco che la Lazio si ritrova con una domanda scomoda: meglio ripartire dall’esperienza di Provedel o aprire un ciclo nuovo?

La risposta non è banale.

Provedel offre lettura, centimetri, personalità e conoscenza della Serie A. Motta rappresenta il futuro. Mandas, se tornerà davvero al centro del progetto, aggiungerebbe un’altra variabile tecnica ed economica. La porta biancoceleste, che per anni è sembrata avere un padrone chiaro, oggi assomiglia più a una stanza con troppe chiavi sul tavolo.

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Cosa insegna il caso Provedel ai portieri

Al di là del mercato, la storia recente di Provedel ricorda una cosa importante a tutti i portieri: il talento non basta se il corpo non ti accompagna.

Il ruolo del portiere è pieno di movimenti innaturali. Ci si tuffa su superfici dure, si cade di lato, si assorbono colpi, si lavora spesso in estensione massima. Spalle, gomiti, anche, ginocchia e schiena sono continuamente sollecitati. E più si sale di livello, più ogni dettaglio fisico diventa decisivo.

Per questo la prevenzione non è un lusso da professionisti. È una necessità anche per chi gioca nei dilettanti, nei settori giovanili o semplicemente si allena più volte a settimana.

Un portiere dovrebbe curare sempre tre aspetti:

il riscaldamento specifico prima di tuffi e impatti;

il rinforzo muscolare di spalle, core e parte alta del corpo;

la scelta dell’abbigliamento tecnico corretto, soprattutto quando si lavora su campi duri, sintetici o in condizioni climatiche difficili.

L’intimo tecnico, le maglie imbottite, le protezioni e i capi aderenti da allenamento non servono a “fare scena”. Servono a lavorare meglio, ridurre sfregamenti, gestire sudore e temperatura, proteggere le zone più esposte e permettere al portiere di concentrarsi sul gesto tecnico. Perché il problema non è cadere: il problema è cadere male, tante volte, senza preparazione e senza protezione.

E qui la community di Portierecalcio.it lo sa bene: il portiere è un ruolo bellissimo, ma non perdona l’improvvisazione.